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La commedia Plautina


Plauto si dedica ad un solo genere letterario per tutta la vita: la palliata, commedia di ambientazione greca. Il rassicurante altrove in cui le vicende si collocavano, permetteva un capovolgimento dei ruoli di tipo carnascialesco, mettendo in lotta sovente due personaggi per il possesso di un bene (donne o denaro) e fra i due contendenti, solitamente due uomini, è di solito il giovane – figlio – innamorato a vincere sull'alter ego vecchio – padre – lenone, spesso grazie all'aiuto di un servus callidus. È questo uno schema spesso congiunto al tema del doppio o dello scambio di persona che si risolve con l'agnitio. Sono elementi già presenti in altri commediografi, tutti greci, al cui repertorio Plauto attinge tramite la contaminatio e una serie caleidoscopica di variazioni sul tema.
Interessante il ruolo del servus, non solo perché spesso e volentieri è lui l'alter ego dell'autore, ma anche perché a lui è spesso riservato il ruolo meta teatrale che permette di rompere temporaneamente l'illusione scenica per rivolgersi direttamente al pubblico, evidenziando le analogie tra creazione teatrale e beffa, entrambe colte nel loro costruirsi, nelle tre fasi dell'invenzione, della preparazione e dell'attuazione (una divisione che sostituisce quella penta partita della nuova commedia greca) come se, dice intelligentemente Barchiesi, il teatro meditasse su sé stesso e si rappresentasse. Barchiesi stesso ha individuato i punti fondanti del modo di fare teatro di Plauto: più che nell'interesse per l'evoluzione psicologica dei personaggi, esso risiede nel dinamismo e nella coerenza della singola scena, nell'incalzare inarrestabile delle battute, nella pirotecnica creatività espressiva dei superlativi surreali, dei nomina contortiplicata e delle girandole di insulti, dei lamenti agli usci di casa e dei mirabolanti autoelogi degli spacconi.
L'elemento linguistico è parimenti straordinariamente innovativo: accanto alle parti recitate in senari giambici troviamo recitativi con possibilità di accompagnamento musicale (di solito settenari trocaici). Pur nella rivoluzionarietà carnascialesca delle vicende, la visione di Plauto è una visione ancora incerta per noi, sospesa tra conservatorismo e democrazia.

Tratto da LINGUA E LETTERATURA LATINA di Gherardo Fabretti
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