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I sindacati e la contrattazione collettiva


I salari dei lavoratori sindacalizzati non sono determinati dall’equilibrio tra domanda e offerta, ma dalla contrattazione tra i rappresentanti dei sindacati e quelli delle imprese, con efficacia collettiva il cui risultato spesso fissa i salari a un livello superiore a quello di equilibrio e lascia alle imprese la possibilità di decidere quanti lavoratori assumere (ne consegue un più basso di ottenimento di lavoro e aumento della disoccupazione strutturale).
I sindacati possono influenzare anche i salari corrisposti da imprese i cui lavoratori non sono sindacalizzati, perché la minaccia di sindacalizzazione spinge i salari al di sopra del livello di equilibrio, dato che alle imprese non piace avere a che fare con i sindacati.
Le rappresentanze collettive dei lavoratori, inoltre non si limitano a far aumentare i salari, ma esercitano il loro potere contrattuale anche su altre questioni, come l’orario e le condizioni di lavoro.
La disoccupazione provocata dai sindacati e dalla minaccia di sindacalizzazione è causa di conflitto tra 2 diversi gruppi: occupati e non occupati. I primi desiderano tenere alti i sala, mentre i non occupati sopportano gran parte del costo dei salari più bassi, probabilmente troverebbero occupazione. I due gruppi hanno inevitabilmente interessi conflittuali: gli effetti di qualunque processo di contrattazione sui salari e sull’occupazione dipendono fondamentalmente dall’influenza relativa di ciascun gruppo.
Tratto da MACROECONOMIA di Alessia Chiovaro
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