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Arbitrarietà e motivazione tra parola e significato


I popoli e i bambini devono conoscere e apprezzare lingue e culture diverse per giungere a cogliere l’arbitrarietà, la convenzionalità del legame esistente tra significante e significato. Oggi le lingue appaiono armai come frutto della storia, cioè dell’arbitrarietà imbrigliata dalla convenzione.

Le lingue naturali sono però arbitrarie anche nel modo in cui ritagliano il mondo da nominare: il latino sentiva la necessità di distinguere fra albus (bianco opaco) e candidus (brillante), l’italiano no (e ha tratto il nome per il colore bianco indifferenziato dal germanico blank). Come la sabbia si può mettere in stampi diversi, così la materia può essere strutturata diversamente in lingue diverse.

Il linguista strutturalista sostiene che il modo in cui noi vediamo cose, concetti, processi dipende anche dalla lingua che parliamo. Già Condillac e Humboldt avevano accennato al fatto che il significato di un segno è sempre relativo a quello di altri segni. Tuttavia, è soprattutto nel nostro secolo, con Saussure prima, Hjelmslev poi, che questa arbitrarietà a tutti i livelli è stata enunciata.
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