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Napoli e il governo di Toledo


La Napoli della seconda metà del secolo è il risultato dell’opera di governo di Toledo. A parte i noti provvedimenti urbanistici ed edilizi, il suo intervento si esplicò anche in campi più varii. Riunì tutti i tribunali a Casatel Capuano, debellando i falsi testimoni; aumentò gli stipendi dei magistrati. Tutelò l’ordine pubblico, la morale e la  sicurezza dei cittadini: proibì le musiche notturne e i duelli; riunì le prostitute in luoghi determinati della città; bandì le scale a pioli che usavano i ladri e gli amanti. Come ricorda Doria, Toledo fece una campagna contro gli usurai e fondò il Monte di Pietà (1539) primo nucleo del Banco di Napoli.

In seguito nacquero altri e numerosi banchi: dell’Annunziata (1575), dello Spirito Santo ( 1591), Sant’Eligio (1592), di San Giacomo (1597) e il Monte dei Poveri(1600) che sostituirono le banche private e divennero una caratteristica della vita sociale ed economica della città. Sempre col Doria ricordiamo che il viceré: bonificò i terreni paludosi intorno a Napoli; ricostruì Pozzuoli dopo il terremoto ed una eruzione; si occupò delle previdenze in favore dei carcerati poveri; e fondò gli ospedali di Santa Maria a Loreto e di Santa Caterina, più quello di San Giacomo per gli spagnoli; ed infine abolì le superstiziose manifestazioni di dolore ai funerali 8 urla, pianti e graffiature).

Dei successori di Toledo, il Doria, ricorda il marchese De Mendoza (1575-1579) che fece una campagna contro le case da gioco; perseguitò i contrabbandieri; sfratto le meretrici da Rua Catalana; costruì delle fognature a Chiaia. Si aggiunga poi l’ordine a tutti gli abitanti di pulire e spazzare le strade, anche queste ultime vennero pavimentate a mattoni, poi si passo ai breccioni come d’uso a Roma che rendevano la città, secondo il Capaccio, da gentile a rustica, fino a che a metà del Seicento prevalse la pavimentazione napoletana a Basoli.

Il conte di Miranda (1587-1595) collocò giostre, tornei e simili giochi nel Largo di Palazzo ( piazza Plebiscito); costruì una polveriera 1 fuori Porta Capuana e a Pizzo Falcone; restaurò il Ponte della Maddalena e quello del Castel Dell’Ovo.

Tutto questo creò un periodo di complessa tranquillità a Napoli, anche se i contrasti tra nobili e popolo continuavano.

Il turbamento più grave fu quello dovuto alla carestia e al mal governo che costò la vita all’eletto Starace (conosciuto come Storace) che ne fu il capro espiatorio.

La città comunque faceva la sua bella figura: vi si trovavano rappresentanti diplomatici importanti, comandi militari, flotte spagnole e genovesi, e mercanti stranieri. Quindi Napoli era una tra le capitali più importanti dell’impero spagnolo.

Tutto ciò giustifica il senso di orgoglio, la fiducia in se stessi, e l’ottimismo circa il futuro della società che si coglie.

Era presenta la speranza che le fortune metropolitane della città sarebbero cresciute insieme alla monarchia spagnola.

Abbiamo già parlato del rovescio della medaglia di questa capitale e soprattutto del terrore dei “ serra serra” ovvero dei tumulti, violenze e saccheggi con qualsiasi pretesto da parte del sottoproletariato, a cui i cittadini si difendevano serrando appuntale case e i negozi.

Di questi comportamenti d’angoscia si alimentò la Controriforma che connotò la Napoli al tempo del Tasso.

Una città insomma in cui il trionfalismo della vita pubblica e privata si affianca anche a inquietudini personali o collettive.


Tratto da NAPOLI CAPITALE di Stefano Oliviero
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