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Economia e repressione nell'URSS della Guerra Fredda


La vittoria in guerra non portò in URSS ad alcun allentamento del dispotismo interno. Le purghe tornarono a colpire i comuni cittadini, la ricostruzione economica sovietica fu molto rapida grazie anche alle riparazioni, ancora una volta la priorità andò all’industria pesante, a scapito dell’agricoltura e del settore dei beni di consumo. Nel ’49 l’URSS fece esplodere la sua prima bomba atomica ponendo così fine al monopolio nucleare americano. Le vicende della Polonia ebbero un valore emblematico: gli inglesi (entrati in guerra proprio per la Polonia) consideravano la difesa dell’indipendenza polacca come un punto d’onore. Ma per Stalin la Polonia rappresentava innanzitutto un problema di sicurezza giacchè era stata per 2 volte in 30 anni la via maestra attraverso cui gli eserciti invasori erano entrati in Russia. Era quindi indispensabile che a Varsavia si costituisse un governo amichevolmente disposto nei confronti dell’URSS. Su questo Stalin fu irremovibile ed ebbe infine partita vinta. Non molto diverso fu in Romania e in Bulgaria. Fin dal ’46 i comunisti iniziarono una campagna di arresti ed intimidazioni contro i loro avversari, da allora il processo di “sovietizzazione” dei paesi satellite si accelerò culminando spesso nelle elezioni a lista unica. Ancora più drammatico fu il destino della Cecoslovacchia: il governo si fondava sull’alleanza fra partiti di sinistra . la coalizione si ruppe però all’inizio del ’48 quando si tratto di decidere l’accettazione del piano Marshall, sostenuta dai socialisti e osteggiata dai comunisti che lanciarono una violenta campagna contro le altre forze politiche provocando le dimissioni di 12 ministri. La presa del potere da parte dei comunisti si compì invece senza eccessivi problemi in Albania e soprattutto in Jugoslavia: qui i comunisti sotto la guida di Tito si imposero da soli al governo del paese. Le caratteristiche del modello di sviluppo imposto ai paesi dell’Europa dell’est comportavano una forte compressione dei consumi e del tenore di vita della popolazione, tutto ciò non avrebbe di certo giovato alla popolarità dei regimi comunisti, l’unico che cerco con successo di sottrarsi all’egemonia sovietica fu il regime Jugoslavo. La rottura si consumò nel ’48 in seguito alle resistenze di Tito ai piani staliniani. Il modello jugoslavo si basava sulla gestione autonoma delle imprese e sulla loro reciproca concorrenza in un sistema di prezzi liberi. Nell’immediato lo scisma jugoslavo provocò per reazione una stretta repressiva estesa a tutto il mondo comunista. Per evitare che l’eresia di Tito trovasse nuove adesioni furono attuate massicce purghe.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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