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I lineamenti della nuova società italiana del 1870



Un ruolo di fondamentale importanza nel plasmare i lineamenti della nuova società che si venne formando in europa negli ultimi decenni del XIX secolo fu svolto senza dubbio dalla scuola, che costituiva un’opportunità da cui nessuno doveva essere escluso, un servizio reso alla collettività. A partire dagli anni ’70 tutti i governi d’europa si impegnarono per rendere l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita, per sviluppare quella media e superiore e per portare l’insegnamento sotto il controllo pubblico. Il processo di laicizzazione e di statizzazione del sistema scolastico ebbe tempi, forme e risultati diversi a seconda dei paesi. Fu meno spinto in Gran Bretagna, dove la chiesa anglicana e le istituzioni private conservarono spazi abbastanza ampi; più radicale in Francia, dove la questione scolastica diede luogo ad aspri conflitti tra Chiesa e Stato. Strettamente legata ai progressi dell’istruzione fu l’incremento nella diffusione della stampa quotidiana e periodica. Si allargava così l’area di coloro che contribuivano a formare l’opinione pubblica. 
Un contributo notevole allo sviluppo della società di massa venne anche dalle riforme degli ordinamenti militari. Il principio di queste riforme era il servizio militare obbligatorio per la popolazione maschile, ossia la trasformazione degli eserciti a lunga ferma, composti in pratica da professionisti, in eserciti a ferma più o meno breve formati da cittadini in armi. I fattori che spingevano verso la trasformazione degli eserciti erano, uno di carattere politico-militare (senza la disponibilità di grandi masse non era possibile di avere un esercito in grado di assolvere quella funzione deterrente che ne faceva uno strumento indispensabile anche in tempo di pace), l’altro di carattere tecnologico (i progressi scientifici consentivano la produzione in serie di armi, equipaggiamenti e munizioni in misura tale da coprire le esigenze di grandi eserciti).
“Società di massa” non è sinonimo di “società democratica”. In tutta Europa, però, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, il cammino verso la società di massa si accompagnò alla tendenza verso una maggiore partecipazione alla vita politica. Il segno più evidente di questa tendenza fu l’estensione del diritto di voto. Nel 1890 il suffragio universale maschile era praticato solo in Francia, Germania e Svizzera. Il suffragio universale maschile fu introdotto in Italia, con alcune limitazioni, nel 1912. L’allargamento del diritto di voto alle grandi masse determinò dappertutto mutamenti di rilievo nelle forme organizzative e nei meccanismi della lotta politica. Si affermò un nuovo modello di partito, quello dei partiti di massa, anche se doveva passare ancora del tempo perchè questi diventassero i protagonisti incontrastati della scena politica. Un altro segno delle nuove dimensioni assunte dalla lotta politica e sociale fu costituito dalla rapida crescita delle organizzazioni sindacali. Fino alla fine del XIX secolo, il sindacalismo operaio era una realtà solida e consistente solo in Gran Bretagna, dove le Trade Unions intorno al 1890 contavano già un milione e mezzo di iscritti. Nati e sviluppatisi in forme diverse a seconda dei paesi, i sindacati si federarono sull’esempio delle Trade Unions inglesi in grandi organismi nazionali. I più importanti furono quelli di ispirazione socialista, come la CGIL costituita in Italia nel 1906.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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