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Il focolaio balcanico e l'indipendenza del Marocco



Nel decennio che precedette lo scoppio della prima guerra mondiale, due furono i più pericolosi punti di frizione: il primo e più importante era l’ormai cronico focolaio balcanico; il secondo era costituito dal Marocco, uno degli ultimi stati africani indipendenti, oggetto da tempo delle mire francesi avallate dall’Inghilterra con l’intesa cordiale del 1904, e proprio per questo scelto dalla Germania come ultimo possibile terreno di scontro per contrastare lo strapotere delle potenze rivali in campo coloniale. Per due volte, nel 1905 e nel 1911, il contrasto franco-tedesco sul Marocco sembrò portare l’Europa sull’orlo della guerra. Alla fine la Francia riuscì a spuntarla grazie alla solidarietà dei suoi alleati e si vide riconosciuto un formale protettorato sul territorio conteso. La Germania ottenne in cambio una striscia del congo francese, un risultato modesto che confermava l’isolamento diplomatico in cui la politica guglielmina aveva condotto il Reich tedesco, e che alimentava per reazione le spinte militariste e aggressive. Ma i pericoli maggiori per la pace del continente vennero in questo periodo dalla zona balcanica, dove la crisi dell’impero ottomano, aggravata dalla spinta dei vecchi e nuovi nazionalismi, creava un’area di continua turbolenza. A mettere in movimento una situazione già precaria fu, nel 1908, uno scoinvolgimento interno dell’impero ottomano: la cosiddetta rivoluzione dei giovani turchi. Quello dei giovani turchi era un movimento composto in prevalenza da intellettuali e da ufficiali che si proponevano la trasformazione dell’impero in una moderna monarchia costituzionale. Nell’estate del 1908 un gruppo di ufficiali marciò con le proprie truppe sulla capitale e costrinse il sultano a concedere una costituzione. Il nuovo regime tentò di realizzare con qualche successo un’opera di modernizzazione dello Stato, ma non seppe avviare a soluzione il problema dei rapporti con i popoli europei ancora soggetti all’impero, sempre in stato di endemica rivolta. Della crisi interna dell’impero ottomano profittò subito l’Austria-Ungheria per procedere nell’ottobre 1908 all’annessione della Bosnia e dell’Erzegovina, che le erano state assegnate in amministrazione temporanea al congresso di Berlino del 1878. La mossa austriaca provocò un immediato inasprimento della tensione con la Serbia, che mirava a unificare sotto il suo regno gli slavi del sud, e con la stessa Russia che della Serbia era grande protettrice. Appoggiata risolutamente dall’alleata Germania, l’Austria riuscì però a far accettare alle altre potenze il fatto compiuto. Pochi anni dopo, fu proprio l’Italia a riportare alla ribalta, sia pure indirettamente, l’intricatissimo nodo balcanico: l’occupazione italiana della tripolitania nel 1911 provocò infatti una guerra con la Turchia, che subì l’ennesima sconfitta. La sconfitta turca stimolò a sua volta le mire dei piccoli stati balcanici. Nel 1912 Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria strinsero una coalizione e in ottobre mossero guerra all’impero ottomano, sconfiggendolo in pochi mesi. La Turchia perse tutti i territori che ancora conservava in Europa. Sulla costa meridionale dell’Adriatico nasceva inoltre un nuovo piccolo stato, il principato d’Albania, voluto dall’Austria e dall’Italia per impedire alla Serbia lo sbocco sul mare. Ma al momento della spartizione dei territori conquistati si ruppe l’alleanza tra gli stati balcanici: nel giugno 1913 la Bulgaria, che aveva sostenuto il maggior peso nella guerra contro la Turchia e si riteneva sacrificata nella divisione del bottino, attaccò improvvisamente la Grecia e la Serbia. Contro l’aggressione Bulgara si formò una nuova coalizione: alla Serbia e alla Grecia si unirono la Romania e la stessa Turchia. La Bulgaria, sconfitta, dovette restituire alla Turchia una parte della Tracia e cedere alla Romania una striscia di territorio sul Mar Nero. Il bilancio finale delle due guerre balcaniche risultava, così, largamente sfavorevole per gli imperi centrali. Il loro maggiore alleato, l’impero turco, era stato praticamente estromesso dall’Europa, nè una sorte molto migliore era toccata alla Bulgaria, che tra i piccoli stati balcanici era il più legato alla Germania e all’Austria. La Serbia, vera spina nel fianco della monarchia Austro-Ungarica, si era considerevolmente rafforzata raddoppiando quasi il suo territorio senza per questo attenuare la sua ostilità verso l’impero asburgico che le aveva precluso lo sbocco sull’adriatico e unificava i suoi disegni di unificazione dei popoli slavi.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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