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Il piano Dawes e il piano Young


La Francia, nei primi anni ’20, era stata la principale se non unica garante dell’intero assetto europeo, dacchè si era sentita tradita dai propri alleati e aveva quindi cercato di costruirsi da sola un proprio sistema di sicurezza legando a sè con una rete di alleanze tutti quei paesi dell’europa centro-orientale che erano stati avvantaggiati dai trattati di Versailles: la Polonia, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Romania. I rapporti di tensione con la Germania subirono un allentamento nel 1924 con l’accettazione del piano Dawes da parte dei due governi, che prevedeva la collaborazione tra le due potenze ex-nemiche. 
Il risultato più importante dell’intesa franco-tedesca fu rappresentato dagli accordi di Locarno dell’ottobre ’25. La Francia ottenne così una garanzia internazionale ai suoi confini. Un anno dopo la firma del patto, la Germania fu ammessa nella Società delle Nazioni e nel giugno 1929 un nuovo piano elaborato dal finanziere americano Owen Young ridusse ulteriormente l’entità delle riparazioni e ne graduò il pagamento in 60 anni. 
Nell’estate del ’28 i rappresentati di 15 stati, riuniti a Parigi, firmarono un patto con cui si impegnavano a rinunciare alla guerra come mezzo per risolvere le controversie. La firma del Patto di Parigi (o patto Briand-Kellogg) e il varo del piano Young rappresentarono il punto più alto della fase di distensione internazionale che caratterizzò la seconda metà degli anni ’20. Tuttavia, in coincidenza con la grande crisi economica, questa stagione si interruppe bruscamente, a causa anche della costruzione di un imponente complesso di fortificazioni difensive da parte della Francia lungo il confine con la Germania (la cosiddetta linea Maginot): era il segno più evidente dell’esaurirsi dello spirito di Locarno.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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