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La dissoluzione dei vecchi equilibri politici negli anni '90


Tra la fine dell’89 (caduta del muro di Berlino) e la fine del ’91 (dissoluzione dell’URSS) gli equilibri politici del pianeta subirono uno sconvolgimento pari a quello delle due guerre mondiali. Nello spazio già occupato dalla superpotenza sovietica e dai suoi satelliti si aprì un gigantesco vuoto che la Russia post comunista non era in grado di colmare, la crisi dell’equilibrio bipolare lasciò spazio allo scoppio di conflitti locali e la fine dello scontro tra sistema comunista e “mondo libero” fece emergere nuove contrapposizioni globali come quella tra nord e sud o tra occidente e mondo islamico. Il compito di mantenere l’ordine planetario sarebbe spettato in teoria all’ONU che però era essa stessa un’associazione tra stati sovrani e la sua azione non poteva non riflettere i contrasti fra i suoi membri.

L’evento decisivo e definitivo in ordine alla rottura dei vecchi equilibri fu il collasso dell’unione sovietica, crisi che si acutizzò tra il ’90 e il ’91 in concomitanza con l’aggravarsi della situazione economica, questo fragile equilibrio si ruppe nell’agosto ’91 quando un gruppo di esponenti del partito comunista, del governo e delle forze armate tentarono un colpo di stato sequestrando nella sua casa il presidente Gorbacev. Ma tutti i calcoli si rivelarono errati e il golpe fallì clamorosamente di fronte ad un inattesa protesta popolare e al mancato sostegno dell’esercito. Decisivo fu il ruolo del presidente della repubblica Russa Eltsin che dopo aver capeggiato la resistenza popolare e aver imposto la liberazione di Gorbacev si propose come il vero detentore del potere. La crisi economica e lo scenario politico incerto si tradusse nell’emergere di tendenze separatiste: dopo le tre repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), anche la Georgia, l’Armenia, la Moldavia e l’Ucraina proclamarono la loro secessione dall’unione sovietica. Gorbacev tentò di bloccare questo processo proponendo un nuovo trattato di unione meno rigido del precedente, ma la sua iniziativa fu scavalcata da quella dei presidenti delle 3 repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) il 21 dicembre ’91 ad Almaata in Kazakistan i rappresentanti di 11 repubbliche diedero vita alla nuova comunità degli stati indipendenti (CSI) e sancirono la morte dell’unione sovietica. 4 giorni dopo Gorbacev diede le sue dimissioni.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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