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La nascita dei partiti socialisti europei - fine '800 -



Alla fine dell’800 in tutti i più importanti paesi europei, e anche fuori dall’europa, sorsero partiti socialisti che cercavano di organizzarsi sul piano nazionale. Furono proprio i partiti socialisti a proporre per primi il modello di quel partito di massa che si sarebbe affermato come la forma di organizzazione politica più diffusa nelle democrazie europee. Il primo e più importante di questi partiti fu quello socialdemocratico tedesco, nato nel 1875. In Gran Bretagna, l’unico paese in cui da tempo era attivo un forte movimento sindacale, furono proprio gli stessi dirigenti delle Trade Unions, all’inizio del’900, a prendere l’iniziativa di creare una formazione politica che fosse espressione dell’intero movimento operaio. Nacque così nel 1906 il partito laburista, che si fondava dal punto di vista organizzativo sull’adesione collettiva delle organizzazioni sindacali ed era privo di una caratterizzazione ideologica ben definita. I partiti operai europei si proponevano il superamento del sistema capitalistico e la gestione sociale dell’economia; tutti si ispiravano a ideali internazionalisti e pacifisti, tutti tendevano a crearsi una base di massa tra i lavoratori e a partecipare attivamente alla lotta politica nel proprio paese; tutti, infine, facevano capo a un’organizzazione socialista internazionale, erede di quella che si era dissolta all’inizio degli anni ’70. La nascita della Seconda Internazionale si fa risalire al 1889, quando i rappresentanti di numerosi partiti europei si riunirono a Parigi e approvarono alcune importanti deliberazioni, fra cui quella che fissava come obiettivo primario del movimento operaio la giornata lavorativa di otto ore e proclamava a tale scopo una giornata mondiale di lotta per il primo maggio di ogni anno. La ricostituzione dell’Internazionale fu sancita ufficialmente in un secondo congresso che si tenne a Bruxelles nel 1891, in cui si stabilirono tra l’altro l’esclusione degli anarchici e di quanti rifiutavano pregiudizialmente la partecipazione all’attività politico-parlamentare. Diversamente dalla prima, che aveva avuto l’ambizione di costituire una specie di centro dirigente della classe lavoratrice di tutto il mondo, la Seconda Internazionale fu più che altro una federazione di partiti nazionali autonomi e sovrani. Negli anni della Seconda Internazionale il movimento operaio europeo ebbe, di fatto, una dottrina ufficiale: il marxismo. Col passare del tempo, presero corpo due diverse e opposte tendenze. L’interprete più lucido e coerente della prima tendenza fu il tedesco Eduard Bernstein, che partiva dalla constatazione di una serie di fatti che andavano in senso contrario alle previsioni di Marx: il proletariato non si impoveriva ma migliorava lentamente la sua condizione e il capitalismo rivelava una insospettata capacità di modificarsi e di superare le crisi. In questa situazione, i partiti operai dovevano abbandonare le vecchie pregiudiziali di intransigenza, collaborare con le altre forza progressiste, accettare di essere i partiti delle riforme sociali e democratiche. La società socialista non sarebbe nata da una rottura rivoluzionaria ma da una trasformazione graduale realizzata grazie al lavoro quotidiano delle organizzazioni operaie e del movimento sindacale. Le tesi di Bernstein, che furono definite “revisioniste” in quanto implicavano una profonda revisione della teoria marxista, furono respinte da tutti i maggiori esponenti del marxismo ortodosso. Negli stessi anni in cui si sviluppava il dibattito sulle tesi di Bernstein, il movimento operaio vide emergere tra le sue file nuove correnti di estrema sinistra ispirate al modello di Nikolaj Lenin, che contestava il modello organizzativo della socialdemocrazia tedesca, contrapponendogli il progetto di un partito tutto votato alla lotta, formato da militanti scelti e guidato da rivoluzionari di professione con una direzione fortemente accentrata. In un congresso della socialdemocrazia russa, le tesi di Lenin ottennero la maggioranza dei consensi. Il partito si spaccò in due correnti: quella bolscevica (maggioritaria) guidata da Lenin, e quella menscevica (minoritaria) con a capo Julij Martov.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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