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La seconda fase della Guerra Fredda: anni '50


Con la fine della presidenza Truman (novembre ’52) e con la morte di Stalin (marzo ’53) la guerra fredda perse i suoi maggiori protagonisti e cominciò ad assumere nuove forme. Nel giugno ’53 gli operai di Berlino est scesero in piazza contro il regime comunista e le truppe sovietiche repressero sanguinosamente la rivolta. Negli USA il nuovo presidente Eisenhower accentuava la sfida nei confronti dell’URSS. Gli anni ’53 - ’54 furono uno dei periodi di più acuta tensione dall’inizio della guerra fredda, eppure aleggiava un nuovo atteggiamento dia accettazione reciproca. Nel corso del ’55 si ebbero da ambo le parti alcuni significativi gesti di distensione, la crisi di Suez dell’estate ’56 vide USA e URSS unite nel contrastare la sortita dell’imperialismo franco-inglese.

La direzione collegiale che aveva raccolto l’eredità di Stalin durò solo pochi mesi, il nuovo leader Nikita Kruscev si fece promotore di alcune significative aperture sia in politica estera che interna come la clamorosa riconciliazione con i comunisti jugoslavi e la fine delle grandi purghe e una maggiore attenzione alle condizioni di vita dei cittadini. Kruscev non esitò a demolire la figura di Stalin attraverso una denuncia dei crimini commessi in URSS a partire dagli anni ’30. nei paesi dell’Europa dell’est il rapporto Kruscev fece nascere l’illusione che l’egemonia dell’URSS potesse essere cancellata. A seguito delle agitazioni popolari dell’Europa dell’est l’URSS decise per un ricambio più liberale ai vertici dei governi. L’Ungheria uscì dal patto di Varsavia. L’armata rossa occupò allora Budapest e fucilò il capo del governo. Tutto ciò provocò sdegno e proteste in occidente mettendo in crisi il comunismo.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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