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La struttura politica del fascismo


Caratteristica essenziale del fascismo era la sovrapposizione di due gerarchie parallele: quella dello Stato e quella del Partito con le sue ramificazioni. Il punto di congiunzione tra le due strutture era rappresentato dal Gran Consiglio del Fascismo. Mussolini riuniva in sé il ruolo di capo del governo e duce del fascismo. Dalla fine degli anni ’20, l’iscrizione al partito divenne una pratica di massa, quasi una formalità burocratica. Una funzione importante nella fascistizzazione del paese fu svolta da alcune organizzazione come l’Opera Nazionale Dopolavoro, il Comitato Olimpico Nazionale (CONI), i Fasci Giovanili, i Gruppi Universitari Fascisti, e soprattutto l’Opera Nazionale Balilla. Il fascismo doveva superare per permeare di sé la società notevoli ostacoli, tra cui senza dubbio la Chiesa. Mussolini non solo aveva tentato un’intesa politica col Vaticano, ma aveva avviato a definitiva composizione lo storico contrasto tra Stato e Chiesa che aveva segnato l’intera vita del regno d’Italia. Le trattative si conclusero l’11 Febbraio 1929 con la stipula dei Patti Lateranensi che si articolavano in 3 parti: Un trattato internazionale con cui la Santa Sede poneva ufficialmente fine alla questione romana, riconoscendo lo Stato Italiano e la sua capitale e vedendosi riconosciuta la sovranità sullo Stato della città del Vaticano; una convenzione finanziaria con cui l’Italia si impegnava a pagare al Papa una forte indennità a titolo di risarcimento per la perdita dello Stato Pontificio; infine un concordato che regolava i rapporti interni tra la Chiesta e il regno d’Italia intaccando sensibilmente il carattere laico dello Stato. Per il regime fascista i Patti Lateranensi rappresentarono un notevole successo propagandistico. Le prime elezioni plebiscitarie registrarono un afflusso alle urne senza precedenti (quasi il 90%) con un 98% di voti favorevoli. Altro limite insuperabile per il regime stava all’interno, anzi al vertice, delle istituzioni statali ed era rappresentato dalla monarchia. Per quanto fosse regolarmente esautorato fino ad apparire come un ostaggio nelle mani di Mussolini il re restava pur sempre la più alta autorità dello Stato. A lui spettavano il comando supremo delle forze armate, la scelta dei senatori e addirittura il diritto di nomina e revoca del capo del governo. In caso di crisi o di spaccatura interna, le carte migliori sarebbero fatalmente tornate in mano al re, il che rappresentava per il fascismo un motivo di sotterranea debolezza.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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