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Lo sviluppo delle dittature negli anni '20-'30


L’avvento del nazismo fu l’episodio centrale e decisivo della crisi della democrazia nell’europa tra le due guerre, ma già dal 1926 si andavano affermando in Ungheria e Polonia regimi semidittatoriali di destra. La differenza tra questi regimi e quello nazista o fascista stava nel fatto che erano primi da una base di massa ma sostenuti solo dall’esercito o da gruppi conservatori.
In Spagna un colpo di stato fu attuato nel 1923 dal generale Miguel Primo de Rivera con l’appoggio del sovrano Alfonso XIII. Nel 1930, dopo sette anni di governo semidittatoriale, Primo de Rivera fu costretto a dimettersi di fronte a una massiccia ondata di proteste popolari. Nelle elezioni del ’31 i partiti democratici e repubblicani ottennero un largo successo che indusse il re a lasciare il paese; si formò così una repubblica destinata anch’essa a vita breve e travagliata.
Anche in Portogallo furono i militari a interrompere nel ’26 l’esperienza di una fragile democrazia parlamentare che fu sostituita da un regime autoritario clericale e corporativo che rimase in vita per quasi mezzo secolo.
In Austria nel febbraio ’34, dopo aver represso sanguinosamente una rivolta operaia a Vienna, il cancelliere cristiano-sociale Engelbert Dollfuss mise fuori legge il partito socialdemocratico e varò una nuova costituzione di ispirazione clericale e corporativa molto vicina al modello fascista.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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