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Conclusione responsività con focus su attaccamento disorganizzato


Un primo fattore di rischio dell’attaccamento disorganizzato è sicuramente la disorganizzazione del genitore. Perché un genitore disorganizzato trasmette la disorganizzazione? Sarebbe la comunicazione tra genitore-bambino a essere responsabile.
Alcuni autori hanno approfondito proprio i predittori dell’attaccamento disorganizzato. Colei che se ne è occupata maggiormente è la Lyons-Ruth (LR), che ha condotto anche delle ricerche longitudinali. Lei costruisce un sistema che permette proprio di invidiare le comunicazioni inadeguate tra genitore e bambino.
La LR si colloca nella prospettiva dell’attaccamento, quindi si ricollega ai suoi principali costrutti:
° Competenza intersoggettiva del bambino ad esprimere precocemente emozioni sollecitando la responsività materna non solo in funzione di ottenere prossimità e contatto ma anche di remare stati affettivi condivisi
° Variabilità della responsività materna meno radicata in pattern biologici prefissati rispetto agli altri mammiferi
° Centralità della regolazione genitoriale rispetto all’arousal del bambino connesso alla paura, che induce nel bambino sentimenti di benessere e sicurezza
° Nel primo anno di vita importanza dello stabilirsi di stili di regolazione diadica
° Stili centrati sul mantenimento/raggiungimento di emozioni positive tra bambino e caregiver e sulla regolazione dell’arousal negativo.

La LR ribadisce che la mission del genitore nel primo anno di vita sarebbe proprio quello di regolare le emozioni negative del bambino, in modo che possa trovarsi in uno stato di benessere mentale; ma anche di attivare e mantenere emozioni positive.
La LR in tutte le sue ricerche cerca di capire che cosa succede nell’interazione madre-bambino nel primo anno di vita per far sviluppare poi un attaccamento disorganizzato. Individua due fattori:
° Genitore che mette in atto un comportamento spaventante o spaventato (l’essere spaventato è collegato alla disorganizzazione stessa del genitore, che non è riuscito a rielaborare un lutto o un abuso -> ad esempio potrebbe essere spaventato di fronte al pianto del bambino e disorganizzarsi) -> piuttosto che modulare le emozioni negative del bambino, le riproietta sul bambino, nel quale potrebbe quindi subentrare la disorganizzazione.
° Comunicazione materna distorta con incapacità di riparare -> LR mette a punto proprio uno strumento per individuare le comunicazioni distorte tra madre e bambino

Lo strumento si chiama AMBIANCE -> Item:
- Errori affettivi: se nella madre si individuano comportamenti contraddittori (esempio: la madre dice al bambino di avvicinarsi ma poi lo respinge) / se non offre conforto al bambino che piange, oppure esprime emozioni discordanti da quelle del bambino -> sono una sorta di mismatch
- Disorientamento: il genitore è a sua volta disorientato rispetto alle emozioni negative espresse dal bambino (esempio: madre confusa, non sa cosa rispondere, ha il volto spaventato e preoccupato, oppure in modo ancora più accentuato si immobilizza, quindi si disorganizza come il bambino disorganizzato nella ST)
- Comportamenti intrusivi o negativi: commenti verbali intrusivi o negativi, comportamenti fisici intrusivi
- Confusione di ruoli: inversione dei ruoli (esempio: la mamma cerca rassicurazioni nel bambino) / sessualizzazione: il genitore cerca un contatto fisico molto ravvicinato e intimo con il bambino / dichiarazioni autoreferenziali (per esempio: “ti sono mancata?”, “ok, non vuole vedermi”)
- Ritiro: la madre che crea una distanza fisica con il bambino (questo è un predittore significativo di problematiche che emergono in adolescenza) o verbale (esempio: non saluta il bambino dopo la separazione).

Secondo la LR l’esistenza di questi pattern comunicativi sono predittori della disorganizzazione del bambino.
Poi la LR cerca di riassumere in maniera più marcoanalitica le caratteristiche della comunicazione distorta:
- Neglecting: responsività inadeguata, non in grado di regolare i sentimenti di paura del bambino
- Role reversing: madre non centrata sui bisogni del bambino, ma sui propri
- Incapacità di “Hold The baby in memory” (riflessività)
- Mancata responsività cronica, che danneggia il senso di sicurezza del bambino e il senso di efficacia delle sue capacità comunicative
- Mancata elaborazione delle emozioni di paura e disagio che inducono un senso di helplessness
- Interiorizzazione, a livello di memoria implicita, delle esperienze interattive
- Non funzionamento del dialogo interattivo e verbale con mancato riconoscimento di emozioni, intenzioni, bisogni del bambino -> formazione di aree dissociate dell’esperienza perché non condivise/pensate con il caregiver
- Possibile comparsa di disturbi dissociativi nell’adolescenza

->> Tutto ciò non è presente solo in alcuni momenti, ma si cronicizza in modo stabile durante tutto il primo anno di vita.

La LR ha verificato le sue ipotesi a livello sperimentale, e ha osservato che il non funzionamento del dialogo interattivo e verbale con mancato riconoscimento di emozioni, intenzioni, bisogni del bambino può predire la comparsa di disturbi dissociativi in adolescenza. Nei suoi lavori più recenti ha evidenziato come seguendo longitudinalmente madri e bambini (che all’AMBIANCE risultavano non adeguati) il fattore di rischio più evidente è il ritiro della madre, che conduce alla presenza di caratteristiche del disturbo borderline di personalità, ricorrenza di tentati suicidi, abuso di sostanze, disturbo antisociale di personalità. LR chiama questo comportamento di ritiro “profilo ritirato” -> withdrawning profile:
* Il genitore non intraprende interazioni con il bambino relative all’attaccamento (esempio: non inizia a salutare, non inizia a confortare)
* Risponde in modo ritardato, reticente
* Risponde in modo frettoloso, andandosene velocemente (esempio: prende in braccio il bambino e poi lo mette subito giù)
* Spinge il bambino lontano da lei, verso i giocattoli
* Intrattiene relazioni a distanza (esempio: cammina intorno al bambino, interagisce da lontano)
* Mostra poca ostilità / intrusività
* Interagisce silenziosamente, senza parlare

Nella sua ricerca ha notato come il profilo ritirato si mantiene stabile fino ai 7 anni di vita del bambino, e si manifestava nell’adolescenza con il rischio psicopatologico e nella confusione di ruoli. La LR si chiede anche quali siano nel dettaglio le traiettorie evolutive del profilo materno ritirato:
* Primo anno di vita: mamma molto ritirata, non regola le emozioni, non interagisce con il bambino, e il bambino sviluppa emozionalità negativa -> ciò porta il bambino a una maggiore richiesta e ricerca di contatto, che però aumenta ulteriormente il ritiro materno. Quindi si verifica un elevato stress con effetti a livello neurofisiologico nel bambino con difficoltà regolatorie e senso di helplessness
* A 18 mesi: si verifica la disorganizzazione del bambino
* Nella media infanzia: comportamenti di controlling/caregiving verso il genitore e disturbi esternalizzanti/internalizzanti
* Se il ritorno materno rimane persistente, nell’adolescenza nel bambino si svilupperanno sintomi borderline, comportamenti autolesivi, suicidarietà.

È vero anche però che un genitore con aspetti di vulnerabilità che però ha un bambino che esprime un temperamento facile potrebbe non disorganizzarsi, cosa che invece non accadrebbe con un bambino di temperamento difficile.

Tratto da PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO SOCIO-AFFETTIVO di Mariasole Genovesi
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