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Disturbi di personalità


Per valutarli bisogna far riferimento ai cluster, le domande devono essere in base alle caratteristiche di questi.
• EVENTO STIMOLO,
• PERCEZIONE DELLO STIMOLO,
• RISPOSTA COMPORTAMENTALE,
• REAZIONE EMOTIVA.

Nella pratica clinica
L’evento stimolo nel cluster A sono le relazioni interpersonali strette che però la percezione di questo stimolo si diversifica nei vari disturbi.
La risposta comportamentale è la sospettosità, pronti ad attaccare e la reazione emotiva,
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In generale si dice che un disturbo di personalità è una modalità di comportamento, esperienza interna al soggetto che devia dalle aspettative della cultura alla quale il soggetto appartiene.
Stabile, rigida,  inflessibile che inizia precocemente nell’adolescenza. Sia DSM che ICD-10 danno definizioni similari anche se l’ICD-10 introduce anche il concetto di benessere psicologico e personale oltre che il funzionamento sociale a differenza del DSM che si è orientati …

I disturbi di personalità si possono pensare come estremizzazione di tratti che si ritrovano in tutta la popolazione generale. Può succedere anche che leggendo le varie caratteristiche dei quadri di personalità si possa riscontare qualche elemento caratteristico della propria persona con questo non significa che ci si trovi in presenza di un disturbo.

Si possono considerare questi tratti portati all’estremo come lungo un continum da normalità a disturbo e si possono trovare più o meno rappresentati e più o meno intensi, soprattutto in questo ambito c’è un dibattito sul considerarli con criterio categoriale o dimensionale. Tanto che nelle prime versioni del DSM-V è stato proposto di considerare certi prototipi come disturbo di personalità. Questa metodica, è stata inserita nel DSM-V ma inserito in un latra dimensione (sez.3) → disturbi di personalità con criterio dimensionale.

Tre cluster in base a caratteristiche peculiari, tant’è che per far diagnosi ci si dovrebbe basare su queste caratteristiche peculiari. Sicuramente si possono considerare questi cluster con caratteristiche generali, dal punto di vista pratico però si parla di alcuni elementi riscontrabili nei pazienti (caratteristiche peculiari).

Una diagnosi differenziale intracluster → Cluster A sulla base di elementi comuni si possono avere elementi che si discostano, prima di tutto però individuare elementi in comune.

Gli eventi stimolo sono i medesimi, per quanto riguarda le reazioni emotive (simili) ci sono differenze a livello della percezione dello stimolo e della reazione comportamentale.
Per esempio: diagnosi differenziale tra disturbo evitante (cluster C) e schizoide (cluster A). l’evento stimolo è lo stesso, la risposta comportamentale è simile però la percezione dello stimolo è diversa ed anche la reazione emotiva (in un caso verso freddezza e rigidità, nell’altro inibizione).

10 = schizoide (non tollera alcuna vicinanza)
11 = schizotipico
3 = dipendente
7 = istrionico (parcheggio teatrale per essere al centro dell’attenzione)
2 = narcisistico (macchina grande ed accessoriata)
9 = evitante (posizionato ai bordi ma comunque negli spazi consentiti)
8 = ossessivo-compulsivo (equidistante ed accessori precisi, allineamento perfetto)
6 = antisociale (impedisce il passaggio in modo ‘forte’, c’è una possibile premeditazione)
1 = paranoide (pensa di essere chiuso in un angolo)

PARANOIDE: pensa sempre e comunque che gli altri ce l’abbiano con loro, quello che li caratterizza è la diffidenza e sospettosità pervasiva. Poi occorre valutare se i criteri poi specificati sono presenti in un numero di almeno 4. Una volta fatto rientrare il paziente nel quadro, vedere se i criteri sono presenti almeno nel numero minimo di 4. Spesso sono convinte che gli altri parlano male di loro e sfruttino la loro persona per trarne dei vantaggi. Spesso c’è una base di verità però in questo caso i sospetti sono sempre e comunque esagerati in tutte le situazioni, non c’è possibilità di pensiero positivo → attenzione focalizzata agli altri come minaccia (anche in assenza di prove oggettive, o anche in presenza, la risposta è esagerata). L’elemento cardine per mettere in atto percezioni, emozioni, comportamenti l’elemento stimolo è la vicinanza, relazioni interpersonali. Sono sempre in allarme e chiusi in se stessi, covano spesso un rancore che può sfociare in rabbia.

 → Bisogna sempre pensare ad una commistione di elementi che determinano l’insorgere di un disturbo di personalità, temperamenti infantili, ereditari (genetica → possibile terreno fertile per lo sviluppo), le ipotesi biologiche e cognitivo-comportamentali sono utili ai fini della comprensione di certi aspetti di questi disturbi. Pensando che fin da piccole queste persone si sono create schemi cognitivi fissi, tutte le esperienze successive vanno nella stessa direzione di queste esperienze. Questo fa si che i soggetti percepiscano lo stimolo in maniera sempre uguale. Questi schemi cognitivi servono a queste persone per fronteggiare qualsiasi altro evento stimolo, sono utilizzati in continuazione in una sorta di circolo vizioso e questo non fa altro che rinforzare le credenze di questi soggetti in una sorta di profezia che si autoavvera.

 → PER ESAME: Per definire un disturbo bisogna mettere dei criteri (non in ordine), ma spaziare e scriverli.
Il criterio B, si può anche non mettere perché nel caso di altra domanda diagnosi differenziale si fa riferimento a questo.
Quando si chiedono i criteri mettere la soglia (quanti criteri ai fini della diagnosi?).


Tratto da PSICOPATOLOGIA DIFFERENZIALE di Veronica Rossi
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