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Educazione sociale e cura come normalizzazione


La letteratura apre a riflessioni dure: ci scuote in particolare l’opera di Michel Foucault. La cura si afferma in età moderna come cura della società nei confronti di se stessa. E se per essere ciò che vuole essere — ordinata, pulita, produttiva —una società non può più tollerare la presenza di chi non corrisponde ai modelli di uomo, donna, bambino e bambina che va affermando, costoro vanno tolti di mezzo, e rinchiusi in luoghi deputati alla loro custodia.
Non è dunque solo un atteggiamento caritatevole: è in prima istanza un atteggiamento di esclusione poi di «reintegrazione sociale» attraverso forme di correzione perpetrate nelle diverse nascenti istituzioni (carcerarie, mediche, educative).
La cura dunque ha un’ anima normalizzante che esercita attraverso procedure consolidate. In prima battuta, occorre separare chi de- via dalla norma da tutti gli altri al fine di restituirlo alla società riformato o guarito. D’altronde, occorre anche sorvegliare, esercitare un controllo sui comportamenti e in particolare sulla crescita dei bambini, perché non devino dalla norma: di qui la forte attenzione a tutti i luoghi educativi, in primis famiglia e collegio o scuola.
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