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Modelli di democrazia


Il problema delle garanzie, del controllo, dell’equilibrio istituzionale emigra dal dualismo Parlamento/Governo e si rifugia nell’inedita polarità maggioranza/opposizione. Il punto focale del governo parlamentare è la dialettica governo/opposizione che trova accorgimenti istituzionali diversi nei sistemi democratici. Soprattutto nel Westminster model la polarità maggioranza/opposizione gioca un prezioso ruolo di controllo e di garanzia. Per questo è previsto uno statuto dell’opposizione il cui ruolo è protetto da norme e consuetudini istituzionali; in Inghilterra, grazie al bipartitismo, è stato possibile conferire realmente all’opposizione la qualità di una funzione pubblica.
Un Parlamento forte è quello che lascia emergere con trasparenza di fronte ai cittadini sia la responsabilità politica delle forze di governo sia la capacità di controproposta dell’opposizione.
Nel sistema politico italiano, i governi di coalizione comportavano una direzione plurima dissociata che esaltava la mediazione all’interno della maggioranza, snaturava l’indirizzo politico di maggioranza e determinava la completa polverizzazione della responsabilità verso gli elettori.
Nel modello inglese si presenta un’opposizione più progettante, provvista di accresciuti poteri di controllo e di inchiesta. In realtà questo mito di una demarcazione così netta dei compiti è fuorviante poiché anche in Inghilterra la legislazione nei Comuni è normalmente consensuale.
L’istituzionalizzazione della funzione di opposizione (tramite convenzioni, statuti, consuetudini, leggi) diventa un punto cardine per la piena attivazione della capacità di controllo dell’esecutivo e della lubrificazione continua delle procedure sistemiche. Il cosiddetto modello competitivo di democrazia si è affermato entro società più omogenee e con più lunga esperienza costituzionale, nelle quali gli attori condividevano un’accezione minima della democrazia come insieme di regole non discutibili.
La dialettica maggioranza/opposizione spesso è inibita da un quadro istituzionale che penalizza le attribuzioni del Parlamento: la minoranza ottiene solo ciò che la maggioranza giudica di accordarle, cioè quasi nulla. La supposizione che le democrazie cosiddette competitive esprimano accanto a un governo forte, padrone dell’agenzia politica, anche un’opposizione forte che controlla e non contratta alcuno spazio di potere e respinge ogni codeterminazione delle politiche, è una semplice leggenda politologica.

Tratto da RAPPRESENTANZA POLITICA E GOVERNABILITÀ di Laura Polizzi
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