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Sè interconnesso. Mud e Chatroom


In alcuni casi l’ipermediazione del sé digitale è visibile e riconosciuta, per esempio nelle applicazioni multimediali, nelle quali allo spettatore non è mai permesso di dimenticare l’artificialità dell’esperienza provata. In alcuni casi il sé si esprime nella molteplicità e nella frammentazione tipiche dello stile a finestra. Il sé che risulta da un prodotto multimediale a finestre rappresenta inevitabilmente l’opposto del sé che si sperimenta nella VR. Se le applicazioni di VR offrono all’utente un punto di vista dopo l’altro le applicazioni ipermediate furono punti di vista multipli che non possono essere modificati.
Newsgroup, posta elettronica, mud e chatroom funzionano seguendo la logica dell’ipermediazione, tali applicazioni sono ipermediate perché sono ipertestuali: collegano l’utente a una ragnatela di elementi testuali interrelati e lo spingono a riconoscere la presenza del medium nel momento in cui si svolge la comunicazione.
I mud e le chatroom non svolgono praticamente altre funzioni culturali se non quella di rimediare il se.
Chatroom: luogo in cui è possibile avere conversazioni in tempo reale e nel quale ogni utente è presente solo mediante un nome e un set di espressioni battute sulla tastiera.
Mud: è verbalmente più complesso perché consiste in un set di testi che descrivono stanze e oggetti, mentre gli stessi partecipanti sono rappresentati come personaggi che visitano e si intrattengono in conversazioni all’interno delle stanze; rimediano il racconto e il romanzo a stampa e sotto certi aspetti la rete telegrafica.
Permettono di condurre esperimenti sulla definizione del sé. Questi incontri mediati  su base testuale offrono avventure all’interno di precisi limiti di sicurezza. Nei mud i partecipanti sono abbastanza espliciti nel riconoscere il loro stato mediato: inserendosi in un racconto queste persone stanno compiendo una mediazione su loro stessi. I mud tradizionali cercano di ottenere l’immediatezza attraverso la prosa. E’ il desiderio di immediatezza che rende questi incontri motivo di continua controversia. In questi casi non si tratta di un desiderio di immediatezza nei confronti del mondo, ma è proprio desiderio del sé desiderio di ogni partecipante di essere presente rispetto agli altri e anche a se stesso. I mud e le chatroom, inquadrati in una prospettiva storica, non solo mediano ma rimediano la costruzione del sé. Il sé creato nel mud può sostenere di essere più autentico della sua controparte, il sé nel romanzo sulla carta stampata.
Nella cultura visuale di oggi sembra improbabile che qualsiasi rappresentazione testuale possa avere la meglio sulle rimediazione offerte da una tecnologia basata sulle immagini.
Se i mud di natura testuale e visuale rimediano il sé, che cosa accadrà alla categoria del genere?
La tradizionale identità legata al genere di appartenenza viene semplicemente riprodotta all’interno del nuovo ambiente in rete.
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