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Lezione IV: la casualità storica

Erodoto (il padre della storia): suo intento è preservare la memoria delle gesta di Greci e Barbari e, soprattutto, rintracciare la causa della loro lotta.
Nel mondo antico ha scarsi discepoli, neanche Tucidide ha un concetto chiaro riguardo il problema delle cause.

'700: basi della storiografia moderna. Montesquieu considera assurdo supporre che tutto sia opera
del fato, per forza devono esserci delle cause.

'800-'900: si riconosce unanimemente che la storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause-effetti. Gli storici tentano di organizzare la passata esperienza dell'umanità mediante la scoperta delle cause (meccaniche, biologiche, metafisiche, economiche, psicologiche,…) degli avvenimenti storici e delle leggi che li governano.

. Studiare la storia significa studiarne le cause. Un grande storico si pone continuamente la domanda "perché?" e non sa placarsi finchè spera di giungere ad una risposta in connessione a problemi ed a contesti nuovi; egli attribuisce più cause (economiche, politiche, ideologiche, individuali, a lungo / breve termine) ad un avvenimento poi le mette in ordine gerarchico, stabilendo i rapporti che lo legano e decretando la causa decisiva. Due grossi problemi sbarrano il cammino agli storici:

1) il determinismo storico: è la convinzione che tutto ciò che accade abbia una o più cause e sarebbe potuto accadere in modo diverso solo se la / le causa /e fossero state diverse; il compito dello storico è proprio quello di indagare queste cause senza rifiutare il libero arbitrio (se però si prescinde dall'ipotesi insostenibile che le azioni volontarie non hanno causa). Nessuno muove obiezioni allo storico quando esamina eventi ormai ritenuti un capitolo chiuso (per esempio la conquista normanna, la guerra di Indipendenza americana), mentre la gente protesta quando si tratta di storia contemporanea perché magari ha sofferto e si ricorda del tempo in cui tutte le alternative erano ancora aperte, quindi difficilmente riesce ad assumere l'atteggiamento dello storico per il quale ogni alternativa è stata definitivamente bloccata dal fatto compiuto: si tratta di una reazione meramente emotiva ed extrastorica.

2) Il naso di Cleopatra: teoria secondo la quale la storia sarebbe in sostanza un susseguirsi di accidenti, una serie di eventi determinati da coincidenze casuali ed attribuibili unicamente a cause imprevedibili, per esempio la battaglia di Azio fu dovuta non a cause postulate generalmente dagli storici bensì all'infatuazione di Antonio per Cleopatra. In realtà l'infatuazione era determinata da cause, esattamente come qualsiasi altro evento.

La funzione del caso nella storia è spesso notevolmente esagerata ma qual è la verità?
Lo storico sceglie ed ordina i fatti che si trasformano così in fatti storici (la distinzione fra i due non è né rigida, né costante) e stila una gerarchia delle cause, distinguendo fra:
- cause razionali / reali: sono potenzialmente applicabili ad altri paesi, periodi e condizioni storiche, portano a generalizzazioni ed a conclusioni fruttuose che possano servire da insegnamento, ampliano ed approfondiscono il quadro delle nostre conoscenze;

- cause irrazionali / accidentali: possono modificare il corso della storia ma non rientrano in un'interpretazione razionale di essa perché non possono essere generalizzate e, essendo irripetibili, non forniscono alcun insegnamento e non portano a nessuna conclusione.

Passato, presente, futuro sono convenzioni puramente mentali.
La storia comincia con la trasmissione delle tradizioni cioè la trasmissione delle consuetudini e degli insegnamenti del passato all'età futura, alle nuove generazioni, dunque lo storico oltre alla domanda "perché?" si pone anche l'altra: "verso dove?".
Tratto da SEI LEZIONI SULLA STORIA DI EDWARD H. CARR di Viola Donarini
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