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Cultura oggettiva e cultura soggettiva


La cultura moderna, secondo Simmel, si manifesta in un’espansione senza precedenti della cultura oggettiva: i prodotti dell’arte, della tecnica, degli oggetti d’uso domestico e dei consumi,…
Ma il soggetto che si rivolge ai contenuti della cultura oggettiva rimane frustrato perché non è più in grado di incorporarli e farli propri, non è più capace cioè di farli diventare cultura soggettiva. La situazione è descritta come “tragedia della modernità” in quanto il soggetto desidera quelle forme oggettivate ma queste eccedono sempre le sue possibilità concrete di appropriazione.
Questa situazione deriva dalla crescente divisione del lavoro, che Simmel descrive in maniera diversa da Durkheim, in quanto analizza l’individualismo prodotto dalla differenziazione sociale a cui l’individuo contemporaneamente appartiene (pag. 39).
In 3° luogo viene meno l’equivalenza tra cultura e tradizione. La cultura non è solo consuetudine ma è innovazione e implica un ruolo attivo delle idee. Questo punto differenzia l’impostazione di Durkheim da quella di Weber rispetto alla cultura.
Nel primo, infatti, le rappresentazioni collettive sono viste come un sistema chiuso, statico e come prodotti anonimi di forze e meccanismi sociali estranei agli attori, indipendentemente cioè dalla loro coscienza.
In Weber, invece, le concezioni del mondo e le idee hanno una loro logica e dinamica interna e sono creazioni di individui e di gruppi sociali, intellettuali, movimenti religiosi,…
Per Weber la cultura riveste un ruolo attivo, e di mediazione tra gli interessi degli strati sociali e l’agire sociale, nel senso che orienta questi interessi in una direzione piuttosto che in un’altra.

Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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