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Concetto di gerarchia e Regola nel gruppo

I gruppi come si è visto presentano gradi diversi di intensità relazionale. Il concetto di gerarchia introduce una dimensione tipicamente asimmetrica che può arricchire il concetto di gruppo. Il concetto di gruppo serve a delimitare l’interazione, il concetto di gerarchia serve a delimitare il potere mantenendolo entro confini variabili e leggibili. La gerarchia di per sé stabilisce una scala di potere che comprende una pluralità di livelli ognuno dei quali definisce un certo ambito di manovra. Ogni forma di potere può avere la sua organizzazione gerarchica. La pluralità di livelli può facilitare la distribuzione del potere all’interno della struttura gerarchica, la gerarchia può essere vista come il risultato di un processo che comporta una verticalizzazione dei rapporti sociale e un organizzazione di gruppi detentori del potere che a loro volta possono armonizzare i rapporti sociali e assorbire i conflitti all’interno del gruppo più ampio di cui fanno parte se riescono a distribuire in modo flessibile ed adeguato la essenziale risorsa del potere. 
Si può distinguere tra un POTERE TRADIZIONALE caratterizzato da una continuità temporale è la forma di potere che si attanaglia alle società primitive e indifferenziate. 
La gestione gerarchica del potere avviene in modo semplice. POTERE CARISMATICO costituito dalla dimensione dell’innovazione è la forma di potere che ammette l’innovazione ma travalica gli schemi di innovazione che la società ammette, non risulta duraturo; UN POTERE BUROCRATICO caratterizzato dalla dimensione della prevedibilità si esercita attraverso una struttura di potere impersonale nella quale la programmazione dominante è quella condizionante. La continuità del potere tradizionale non va confusa con la prevedibilità del potere burocratico. Le diverse forme di potere possono presentarsi anche combinate. Lo stato risulta un impresa istituzionale di carattere politico nella quale l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa il monopolio della coercizione fisica legittima. C’è interdipendenza tra diritto e stato moderni. Il potere legale su cui si fondano gli stati e il diritto moderni può utilizzare varie forme di organizzazione, quella burocratica viene indicata come il modo formalmente razionale di esercitare il potere. La burocrazia è diventata secondo Weber inevitabile. La burocratizzazione offre la maggiore possibilità di attuazione del principio della divisione del lavoro amministrativo in base a parametri oggettivi. La costituzione al vertice del sistema svolge la funzione di centralina di controllo e delimitazione dei poteri dello stato. All’interno di ogni gerarchia si sviluppano dei meccanismi che appaiono destinati a inserire in una sistema burocratico momenti di cambiamento. Ruolo importante viene svolto dalle carriere che rinnovano periodicamente il campo di intervento dei singoli operatori. La democrazia appare come uno strumento che può essere considerato funzionale a precisare periodicamente obiettivi per perseguirli senza assolutizzarli. Le società possono dirsi CHIUSE in cui i confini delimitano i vari gruppi che si collegano ad una certa struttura gerarchica di potere nel quadro della gerarchia che in esse si è consolidata sono rigidi e solo difficilmente superabili. Un esempio è la società per caste o per classi. Un modo diverso di organizzare la stratificazione sociale si basa sul concetto di ceto, variabile assai nella quale si combinano variabili normative culturali fattori economici e tradizionali. Quindi non la si può definire propriamente rigida. Oggi si è visto nella democrazia e nei principi di tolleranza e tutela dei diritti umani gli strumenti per realizzare una società APERTA nella quale la libertà e l’eguaglianza possano combinarsi lasciando alle scelte dell’individuo la capacità di controllare il suo destino. Tendono a ridimensionare il ruolo dello stato senza giungere a ideali anarchici. Tuttavia c’è comunque la formazione di un élite; per quanto gli uomini siano lasciati liberi mantengono una funzione duplice di costruire una qualche forma di organizzazione gerarchica per la garanzia e la possibilità della rigenerazione dei fini. 

La regola


La regola è in una società il principale limite dell’agire. Favorisce l’armonia sociale escludendo dal campo dell’agire mediante divieti e includendo altre possibilità mediante comandi. Assicura il coordinamento dei comportamenti degli uomini in una aggregato sociale. Limitando le possibilità dell’agire la regola ha la funzione di evitare i conflitti ed assicurare una integrazione dei diversi comportamenti. Di regole si parla anche al di fuori degli aggregati. La norma che descrive un reato vale anche se il reato non si verifica e costituisce uno schema astratto di valutazione di complessi di fatti. Nella simbologia usata da GEIGER  si può dire che c’è un rapporto stabile tra certe situazioni S corrispondenti a certi modi di comportamento Z. S->Z a s segue z o esiste un caso contrario S->Z^ sta ad indicare che ad s segue non Z. Attorno a questi schemi ruota l’intreccio delle aspettative sociali. Tali schemi servono all’attore come modello sul suo comportamento. Ogni membro orienterà il proprio agire alle reazione attese degli altri membri. Un certo membro non si attenderà sempre chi agisce un comportamento identico a quello che egli stesso avrebbe posto in essere nella stessa situazione ma egli potrà contare anche su un comportamento diverso ove le circostanze soggettive ed oggettive siano diverse. Oltre alle regole sui comportamenti conformi si avranno anche regole sulla tollerabilità o non tollerabilità dei comportamenti conformi. La prima questione da affrontare consiste per Geiger nello stabilire la distinzione tra ordinamenti sociali e ordinamenti normativi. Inserisce il concetto dell’OBBLIGATOREITA’. Eguaglia l’obbligatorietà alla validità e propone di usare la formula s->z solo per indicare che in un certo gruppo si ha una correlazione statisticamente fondata per cui dato s allora si ha z e propone invece di usare la formula (s->z) caratterizzata dall’aggiunta di V obbligatorietà. Per indicare che la connessione tra parentesi ha un valore oltre chè statistico anche normativo. 
In ogni norma possono distinguersi 

IL NUCLEO S->Z; 
LO STIGMA DELL’OBBLIGATOREITA’ V; 
I DESTINATARI AA E GLI EVENTUALI BENEFICIARI BB

Geiger sostiene che l’obbligatorietà ha senso solo se oltre a un comportamento normale può essercene un altro. Secondo Geiger bisogna osservare dopo che un destinatario abbia attuato un comportamento deviante: se al comportamento deviante z^ segue una reazione da parte della società tale reazione sarà sufficiente a considerare s->z obbligatorio attribuendo ad esso V. se tale reazione non porta a nessuna reazione s->z non è obbligatorio. La reazione sociale quindi consente di depurare il concetto di obbligatorietà. Se quindi l’obbligatorietà viene definita come la probabilità con cui una certa persona che si trova in una certa situazione stabilita dalla norma di cui è destinataria viene sottoposta dall’opinione pubblica del gruppo di appartenenza ad una reazione provocata dal proprio comportamento deviante rispetto la norma, tale definizione giunge a prefigurare l’eventualità che in un certo numero di casi l’inosservanza della norma non sia seguita da alcuna reazione. Ovviamente la reazione R non equivale sempre all’attuazione coercitiva di Z ma può mirare ad infliggere un danno ad AC oppure può svolgere una funzione preventiva influenzando i comportamenti dei destinatari con la semplice minaccia. 
1. Vi sono regole scritte ovvero formalmente espresse conoscibili da parte di tutti e regole sussistenti che vanno lette nei comportamenti effettivi delle persone. 
2. Le regole verbali possono corrispondere ad un ordinamento reale preesistente oppure possono prefigurare un modello di comportamento reale e solo successivamente diviene reale. Nella prima ipotesi la norma verbale riconosce la norma sussistente e può essere chiamata dichiarativa poiché si limita a prendere atto della validità di una norma prodotta autonomamente nella vita sociale. Nella seconda ipotesi la norma verbale produce una norma sussistente introducendola nell’ordinamento reale e quindi può chiamarsi proclamativa. 
3. Occorre distinguere tra regolarità, nel senso di corrispondenza a una regola, e regolatezza, sottoposizione a una regola. La distinzione ricorre all’esempio della digestione naturalmente regolare o artificialmente regolata. Ciò permette di specificare la distinzione tra regolarità che si mantengono tali in assenza di qualsiasi intervento esterno di correzione o sanzione. E regolarità che invece sono tali per la presenza di qualche orientamento normativo da parte dell’attore. Esistono gradi diversi di consapevolezza e osservanza delle norme.
4. Distinzione tra regole sociali e regole meramente tecniche. Si ricorre alla figura di Robinson (perso sull’isola). Abbiamo l’introduzione della massima basata su esperienze proprie o altrui di connessioni empiriche costanti. Queste massime se danno luogo a comportamenti regolari e prevedibili entrano a far parte delle massime degli altri individui. 
5. Divisione tra regolarità di fatti naturali o bruti e fatti artificialmente qualificati. Un esempio è il baratto che rientra tra quegli atti che non sono ascrivibili a un certo contesto ma possono essere universali. Anche in un’interazione così semplice c’è la possibilità di fraintendere i comportamenti degli attori è rilevante se l’osservatore non è disposto a servirsi della propria idea di baratto come di un’ipotesi da correggere. 
Le distinzioni ora viste e i corrispondenti aspetti del concetto di regola formano l’impalcatura di una fenomenologia delle regole e dei loro criteri interpretativi che si sviluppa secondo un ordine logicamente rigoroso a partire da comportamenti di individui che sfuggono a processi consapevoli di controllo per passare ad azioni consapevoli di soggetti singoli e quindi ad interazioni sociali semplici. Weber parla del senso che permette all’operazione di interpretazione di una regolarità fattuale altrimenti indecifrabile, consente di escludere alternative di interpretazione che risulterebbero ammissibili dal punto di vista delle sole norme. 
Tratto da SOCIOLOGIA GENERALE E CONTROLLO SOCIALE di Anna Carla Russo
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