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La formazione del canone neotestamentario


Come si formò il canone neotestamentario? Non è chiaro. Non è una decisione della gerarchia ecclesiastica che indica autorevolmente i testi canonici. È la logica stessa dello sviluppo della tradizione che porta all'affermazione di un corpus di testi normativi; gli scritti che appaiono autentici testimoni della tradizione.
È anche vero che il moltiplicarsi di testi che pretendono di avere autorità dottrinale, obbliga la Chiesa a operare una selezione. Marcione e il suo tentativo di dare un suo corpus di testi normativi sarà probabilmente stata la molla decisiva. Alla fine del II secolo ci sono due importanti testimonianze che ci forniscono l'elenco dei libri considerati canonici:
- L'Adversus Haereses di Ireneo di Lione. Composto tra il 180 e il 190 cita, anche se non li definisce ancora come Nuovo Testamento: i Quattro Vangeli, le Tredici lettere di Paolo, gli Atti degli Apostoli, la I lettera di Pietro, I e II lettera di Giovanni, Apocalisse, Lettera agli Ebrei e Pastore di Erma.
- Il Frammento Muratoriano, forse di Ippolito, scoperto nel 1740 da Ludovico Muratori. Qui si citano: i Quattro Vangeli, le Tredici lettere di Paolo, gli Atti degli Apostoli, I e II lettera di Giovanni, Apocalisse, Apocalisse di Pietro (seppur con qualche riserva).
Non esplicitano i criteri dell'accoglimento dei testi ma lasciano chiaramente intendere che sono quelli che corrispondono all'autenticità della tradizione apostolica accolta universalmente dalla Chiesa, quella tradizione di cui poi parleremo con Ireneo e Tertulliano: la regula fidei.


Tratto da STORIA DEL CRISTIANESIMO di Gherardo Fabretti
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