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Socrate e il cristianesimo contro il dionisiaco



Con Socrate comincia a prevalere l’Apollineo: ed è proprio Socrate a stabilire il punto di partenza immaginario verso l’abbandono completo del dionisiaco. Socrate infatti aveva sostenuto che è bello e virtuoso soltanto ciò che è razionale. Con Socrate si afferma così l’uomo teoretico, il cui supremo interesse è la ricerca della verità. Il fatto è che dall’ottimismo proprio dell’uomo teoretico, alla continua ricerca della verità, scaturisce quella che Nietzsche chiama la cultura alessandrina, ossia la cultura della decadenza: essa infatti ha potenziato l’intelligenza umana a scapito della vita. Contro questo ottimismo ingiustificato lungo il corso degli anni Schopenhauer e Kant hanno avuto il merito di porre dei limiti alla ragione L’altro colpo non indifferente lo ha dato il cristianesimo: esso arriva addirittura a condannare il dionisiaco. Si badi bene: egli si riferisce al cristianesimo, non a Cristo visto come un grande personaggio: sono i cristiani che, volendo assoggettare le masse, piegano Cristo ai loro interessi. Il cristianesimo decreta l’annullamento della corporeità verso una prospettiva metafisica a cui Nietzsche non crede. Sarebbe a dire rinunciare ad un sano divertimento per un obiettivo che nessuno ha mai visto. La morale in cui vive il presente è quella cristiana: il cristianesimo è visto da Nietzsche più che come una religione, come una forma di dominio: accettare le ingiustizie, le sopraffazioni, la non vita per un vita futura. L’obiettivo allora è quello, da parte della gerarchia ecclesiastica, di assoggettare il “gregge” ossia gli “schiavi”.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA di Carlo Cilia
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