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Calvino e la dottrina della predestinazione




È vero però che Lutero a proposito della responsabilità che l’uomo ha nel fare il male non si pronunziò più di tanto e cmq fu molto vicino alla concezione agostiniana che dà alla prescienza un ruolo importante e che di conseguenza vede l’uomo macchiato dal peccato e quindi propenso a fare azioni malvagie, insite nel profondo del suo cuore. Calvino non accetta in alcun modo la dottrina della prescienza perché questo vorrebbe dire concepire un Dio spettatore che fa dipendere la sua decisione dalla decisione dell’uomo. Per questo Calvino afferma in senso pieno la predestinazione: è Dio che sceglie dall’eternità chi sarà salvo e chi dannato. Proprio in virtù del fatto che la natura dell’uomo è corrotta dal peccato originale sarà solo per un’azione libera e gratuita di Dio che l’uomo sarà salvo, poiché egli da solo non può che fare il male. L’uomo allora non possiede alcun libero arbitrio ma è schiavo della condizione di peccato in cui nasce. Per Calvino accettare il libero arbitrio dell’uomo significa negare la libertà e onnipotenza divina. Alla domanda: perché Adamo peccò dato che egli era totalmente libero di scegliere e non ancora macchiato dal peccato? Calvino risponde: “tutto ciò che accadde ad Adamo fu ordinato da Dio” e questa affermazione poggia su un affermazione di S. Paolo che dice: “se noi possiamo fare qualcosa di buono per mezzo della nostra virtù, Dio non è nostro creatore in senso pieno”! Nel senso che la nostra essenza sarebbe in parte solo divina e in parte solo umana. Questo ci porterebbe a fare di Dio un idolo.
Ad ogni modo a proposito del male, Calvino conclude che in effetti è proprio l’uomo a compierlo secondo un atto volontario. Nonostante Dio predestini è cmq l’uomo che per la sua natura corrotta sceglie il male e lo sceglie non perché obbligato ma perché è una sua tendenza naturale e volontaria.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA di Carlo Cilia
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