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Umanesimo civile e umanesimo filosofico




La critica suole dividere l’umanesimo in due: la prima parte del 400 è l’epoca dell’Umanesimo civile; in questo periodo tratto caratteristico è la nuova immagine che dell’uomo viene emergendo in contrapposizione a quella medievale; viene recuperata l’importanza della “mondanità” e il messaggio cristiano vuole uscire dagli schemi opprimenti della scolastica per restituire a se stesso la semplicità propria delle origini. Un cristianesimo “vissuto” nella vita quotidiana, operoso. Viene recuperata anche tutta la dimensione dell’uomo, compresa la sua fisicità e corporeità, repressa dal medioevo. Nella seconda metà del 400 si sviluppa invece un Umanesimo filosofico che sentirà il bisogno di fondare una nuova immagine dell’uomo da un punto di vista più strettamente teoretico. Ma a questa nuova esigenza si accosta il nuovo contesto politico: con l’ascesa del Medici al potere, quella florentina libertas verrà meno e l’uomo di questo tempo vedrà una via d’uscita nella vita contemplativa, la vita del saggio. In questo senso l’umanesimo filosofico può essere interpretato come il segno di una profonda crisi politica. Ma è altrettanto vero però che il recupero della speculazione filosofica da parte di autori come Ficino e Pico può essere interpretato come un estremo tentativo di restituire all’uomo la sua dignità, staccandola dalla sua situazione politica.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA di Carlo Cilia
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