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La nuova oggettività


Alla fine degli anni ’20, in Germania si sviluppa una nuova tendenza fotografica: la nuova oggettività.

Possiamo considerare manifesti della nuova oggettività i due libri fotografici:

• "Il mondo è bello" di Albert Renger-Patzsch, composto da un centinaio di foto in bianco e nero.
A partire dal titolo del suo volume fotografico evidenzia un ideale di bellezza che è intrinseco in ogni oggetto, che può riverirsi sia al mondo naturale sia a quello artificiale.
Renger-Patzsch è animato da una ossessiva tassonomia, cioè dalla volontà di proporre quasi un atlante universale.

Esempio 1. "Bicchieri", 1927

Esempio 2. "Mani giunte in preghiera", 1926.

• "Forme originarie dell’arte" di Karl Blossfeldt.
Blossfeldt era un insegnate di disegno e modellazione e porta avanti per molti anni un’ attività di documentazione legate alle forme vegetali. Il suo volume nasce quindi con un carattere funzionale e didattico.
Una volta diventate soggetto della fotografia, tuttavia, queste forme vegetali perdono quello che è il loro contesto di riferimento e diventano dei veri e propri model

Entrambi i fotografi evidenziano una concezione della fotografia come strumento di visione oggettiva del reale, elemento che rappresenta il punto di contatto maggiore con la street photography.
Il loro punto di vista è tuttavia più scientifico che artistico, come se entrambi fossero privi di quella volontà di interpretare sul piano soggettivo, presente invece in Strand e Weston.

Sia Renger-Patzsch che Blossfeldt ripongono molta fiducia nella capacità del mezzo fotografico di riprodurre le immagini con la massima precisione. Entrambi sono animati da un intento archivistico e si allontanano dal concetto di artisticità dell’atto fotografico, mentre rivendicano la specificità linguistica della fotografia, ritenendo che la macchina fotografica permetta di giungere a una visione diretta della realtà, più ricca di quella a cui il nostro organo visivo ci permettere di accedere.

Tratto da STORIA DELLA FOTOGRAFIA di Roberta Carta
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