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L’evoluzione politica delle polis greche: dall’aristocrazia alla democrazia

L’evoluzione politica delle polis greche: dall’aristocrazia alla democrazia

Come anticipato, il miglioramento delle tecniche agricole e il conseguente aumento della popolazione, avevano profondamente trasformato il sistema economico uscito dal Medioevo. A questa situazione di forte crescita demografica si aggiunse l’impulso al commercio che l’espansione coloniale continuava ad alimentare, sia fra città madre e colonia, che fra tutte le polis tra loro. La proprietà fondiaria, appannaggio dell’aristocrazia, cominciò ad essere superata come fonte di ricchezza dal commercio marittimo. Il sistema economico stava trasformandosi: commercio ed artigianato diventavano i settori chiave. Verso la fine del VII secolo, questo processo raggiunse il traguardo importantissimo dell’introduzione della moneta. Ogni polis batteva la sua moneta, recante da un lato l’effige della dea protettrice e dall’altro il simbolo della città. Nacquero presto delle vere e proprie banche, che prestavano denaro ad interesse e che garantivano ai propri clienti la possibilità di prelevare e depositare i propri guadagni, presso una filiale in un'altra città. Ciò è sufficiente a dare l’idea dei progressi che l’economia delle polis greche compì nel breve spazio di meno di due secoli. Ma quale fu l’impatto sulla società e sugli equilibri politici di simili mutamenti?

L’EVOLUZIONE POLITICA

Furono enormi; ma per comprenderli è necessario tornare agli arbori del VIII secolo, quando iniziò il miglioramento della produzione agricola, e di conseguenza, il colonialismo e il passaggio ad un’economia basata sul commercio.

A quel tempo le polis erano solo piccoli centri urbani sulla sommità dei colli. La maggior parte della terra era posseduta dall’aristocrazia, il cui unico compito era di assicurare la difesa militare. Essendo l’economia ancora perlopiù basata sulla pastorizia, la guerra avveniva per bande e a combattere era un numero limitato di persone, i nobili appunto, che in cambio detenevano tutto il potere politico. Ma quando la rivoluzione agricola rese la terra insufficiente ed innescò il problema della sovrappopolazione, la difesa della terra dai nemici divenne una questione di vitale importanza per tutta la comunità. È infatti in questo periodo che nasce la famosa fanteria oplitica; l’oplite è appunto il fante-contadino, provvisto di scudo rotondo, elmo e lancia. Si tratta di un evento importante, perché per la prima volta anche il demos diventa parte attiva nella difesa della comunità.
Frattanto comunque, nonostante la valvola di sfogo dell’emigrazione, l’economia stava cambiando, si faceva più complessa, e con essa stavano cambiando gli equilibri sociali, nascevano nuove stratificazioni. Nel Medioevo la società si divideva fra aristocratici e demos (contadini, pastori, artigiani), ora invece alcuni figli del demos stavano diventando ricchissimi. Si trattava dei mercanti, che presto divennero più ricchi di molti nobili. In una documento Teognide, un nobile vissuto in tarda epoca arcaica, parla con rancore dei “nuovi ricchi”: “Una volta portava uno stracci, anelli di legno agli orecchi e una pelliccetta logora di bue attorno ai fianchi, e se la faceva con fornaie e depravati, e si guadagnava la vita con l’imbroglio: molte volte fu frustato e gli rasarono i capelli e la barba. Ora va in carrozza e porta collane d’oro e un ombrellino d’avorio.” “Molta gente si è arricchita e i nobili sono in miseria, ma io non farei il cambio con loro, virtù contro ricchezza: perché quella è salda per sempre, mentre le ricchezze ora uno ora un altro le possiede.” 
Accadeva che per la prima volta che il demos, non solo era diventato parte attiva nella difesa militare della comunità (strappando ai nobili la loro unica giustificazione sociale), ma si trovava nella condizione di possedere le risorse finanziarie per organizzarsi e conquistare quel potere politico che l’aristocrazia -esigua nel numero e spesso divisa al suo interno in mene fra le varie famiglie- non era chiaramente più in grado di conservare per sé sola. Si trattava di un conflitto dall’esito già segnato: anche perché il Medioevo aveva cancellato la tradizione monarchica micenea e non c’era in Grecia alcun ceto sacerdotale che potesse dare una giustificazione religiosa al ruolo egemone della nobiltà. Tuttavia il demos impiegò diverso tempo prima di conquistare saldamente il potere, un po’ per via del prestigio di cui godeva nonostante i sui vizzi la nobiltà, un po’ perché non si trattò di una rivoluzione ma di un passaggio graduale.

L’età dei TIRANNI (650- 500 a.C.)

Nella maggior parte delle polis greche, il passaggio dal governo aristocratico (oligarchico) a quello democratico, avvenne attraverso una fase intermedia, detta per l’appunto età dei tiranni. 
Durante il VII secolo in alcune polis, l’aristocrazia, stringendosi in sodalizio, era riuscita a mantenere intatto il proprio potere; altrove lo aveva in parte ceduto, acconsentendo al sistema della timocrazia, nel quale i diritti politici erano riservati ai soli cittadini che superavano un certo ammontare di ricchezza fondiaria. Ma anche questo sistema si rivelò presto instabile, perché un numero sempre crescente di abitanti, pur non possedendo terra, avevano acquisito una certa ricchezza, e reclamavano di conseguenza un maggior peso politico. La conseguenza fu che nelle polis più ricche (dove l’economia più avanzata aveva prodotto un ceto medio più folto), cominciarono a scoppiare violente rivolte contro il potere aristocratico, che finirono un po’ ovunque per portare al potere i tiranni, personalità in genere appartenenti alla stessa nobiltà, che conquistavano il potere al di fuori delle normali regole istituzionali.
Il significato sempre negativo che il termine tiranno ha assunto nel linguaggio moderno non deve però ingannare: spesso erano gli stessi cittadini della polis che stanchi dei continui contrasti politici, chiedevano di comune accordo ad un loro concittadino stimato, di diventare tiranno per garantire la pace e l’ordine. Ne è prova anche il fatto che, salvo pochissime eccezioni, le tirannidi non divennero mai ereditarie. Ad esempio l’aristocratico Pittaco, tiranno di Lesbo nel 600 a.C., fu annoverato fra i “sette sapienti” per la sua saggezza ed onestà. I tiranni non erano despoti, ma piuttosto personaggi che facevano proprie le rivendicazioni del ceto medio escluso dal potere politico e degli strati bassi della popolazione (contadini vessati dall’aristocrazia, disoccupati e poveri). In cambio i tiranni si facevano promotori di politiche in favore del demos: distribuzione di sussidi e costruzione di grandi opere pubbliche, dove i disoccupati potevano facilmente trovare occupazione come manovali; oppure di politiche in favore dell’artigianato e del commercio (i due settori a cui appartenevano gli strati medi e medio-alti del demos).
Danneggiata politicamente ed economicamente, l’aristocrazia reagì organizzandosi in eterie (da etairoi = compagni) e attaccando più o meno apertamente i tiranni, che infatti erano spesso circondati da una guardia del corpo mercenaria. In conclusione è possibile asserire alcune affermazioni sull’età dei tiranni: Primo fu un periodo turbolento proprio a causa dei continui conflitti fra tirannide ed aristocrazia, secondo favorì l’economia commerciale e, terzo fu la premessa indispensabile della democrazia in quanto contribuì ad abbattere il monopolio aristocratico del potere. 

IL PASSO SUCCESSIVO

In molte polis all’età dei legislatori e dei tiranni seguì l’avvento della democrazia o meglio un’estensione generale dei diritti politici a tutti i cittadini. In certe polis, prima fra tutte Atene, questa estensione determinò un sistema di governo di assoluta democrazia diretta; altrove, come ad esempio a Sparta, i caratteri del governo, pur essendo aperto a tutti i cittadini, ricordavano lo stesso quelli aristocratici. Tuttavia quest’ultimo passaggio sarà meglio spiegato nel prossimo capitolo, dove sarà presa in esame la storia particolare di Atene e Sparta.

CONCLUSIONE

In questo capitolo si è visto come il miglioramento della produzione agricola nel VIII secolo abbia innescato una serie di cambiamenti economici e sociali che a loro volta hanno dato l’avvio a due fenomeni fondamentali: la seconda colonizzazione e la progressiva estensione dei diritti politici al demos. È stato spiegato cosa fosse e cosa significasse la polis per l’uomo greco e perché ciò abbia impedito la formazione di uno stato accentrato come invece avveniva normalmente nel Vicino Oriente. Nel prossimo capitolo -che è complementare a questo- si descriveranno i caratteri fondamentali della nazionalità greca da tutti i punti di vista: culturale, religioso e linguistico, ma anche i suoi momenti di coesione, attorno all’oracolo di Delfi, ai giochi olimpici, e alla comune attività economica di commercianti in opposizione alla talassocrazia fenicia-cartaginese.

Tratto da STORIA DELLA GRECIA ANTICA di Lorenzo Possamai
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