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Pietro Metastasio – Un recitativo e un'aria

Pietro Metastasio – Un recitativo e un'aria


Nei drammi per musica di Metastasio i recitativi e le arie stanno di norma a sostegno dello sviluppo drammatico, a equilibrare la sua generalizzazione in nome di una sapienza mondana o della vita a carattere quasi proverbiale o aforistico, anche quando non enunci una legge dell'esistenza, ma riassuma lo stato d'animo di un personaggio. Gli assetti metrici vanno di conseguenza: nei recitativi, serie di endecasillabi e settenari rimati in modo parco, ma sempre con rima baciata ai due versi finali; nelle arie, serie di versi minori dell'endecasillabo e per lo più medi, fra il settenario e l'ottonario, fittamente e anche esaurientemente rimati entro uno stretto congegno logico – retorico. La differenza fra le due strutture è dunque molto marcata e il tutto è, come non bisogna mai dimenticare, al servizio della musica.
Ci si chiede se Metastasio abbia dissolto la parola poetica in musica o piuttosto se non abbia contenuto le tendenze centrifughe della musica entro gli argini di un linguaggio sempre a base fortemente mentale, ragionativa.
Il brano in oggetto proviene da un'opera intonata per la prima volta dal Caldara nel 1733 e poi, con fortuna immensa, da decine di altri musicisti anche di primo piano. Monologa e canta il vecchio Aminta, che deride le passioni scatenate della giovinezza, eppure riconosce che anche l'età canuta ha le sue tempeste, dunque affermando, e subito contraddicendo, come spesso avviene nella poesia settecentesca degli affetti.
Alla rima baciata finale se ne aggiungono altre due, sempre baciate, fra rido e lido e fra aspetto e oggetto, rafforzata dal precedente alletti, più due rime interne: mirar / naufragar e timor /amor.
Come accade spesso in Metastasio, il recitativo, con la sua sequenza di lido, naufragar e tempeste anticipa quello che sarà il comparante e il centro dell'aria, il mare in tempesta atto a rappresentare le passioni non controllate, che è fra i motivi frequentissimi di Metastasio. Per conto suo il poeta si muove di fatto tra due diverse istanze: verso una sapienzialità che sarà ancor più viva nell'aria, da una parte, e dall'altra verso una tendenza alla prosa. Di qui, ma soprattutto dalla prima alle due istanze, i fenomeni rilevanti: la collocazione delle pause sintattiche non sempre alla fine ma anche, specialmente per via di inarcature, al centro dei versi; un discorso sommosso da esclamazioni e interrogazioni; gli ammicchi ai classici, soprattutto a Lucrezio (109 – 110); fiori retorici in funzione della saggezza enunciata, specie la figura etimologica follie – folle; la stretta dell'argomentazione, già prima dell'aria, in forma proverbiale a 111 – 112, che come avviene spesso nei proverbi ha il rinforzo della rima immediata; la chiusa con due coppie di sostantivi antitetici o integrati a 118, una serie che non mette in luce elementi concreti ma sostanze morali.
L'aria, di due strofe legate ma asimmetriche, è di settenari a schema ABABCDEECD cioè col distico finale ripetuto per la rima come fosse un refrain; ad esso si aggiunge la quasi – rima interna immediata affetti – diletto (122 – 123) che riformula quella di alletti in paronomasia con affetti.
Tutte e due le strofette sono comparative, anzi, dato il carattere sintetico dell'aria nel suo complesso, le comparazioni sono tutte rapidissime.
Le rime sono tutte usuali, non ricercate, e nella prima strofetta la sintassi si incanala in distici, mossi prima dal chiasmo e poi dall'anafora semantica (ogni – tutta) e dalla complessiva similarità sintattica dei due versi.
Più asimmetrica la seconda strofa, per quanto più breve o forse proprio per questo, con le inarcature di seguito ai vv. 125 – 127, la più forte delle quali crea una pausa forte ulteriormente rilevata dall'apocope al centro del v.126 esponendo la contestata parola tematica, ragion.
E secondo una progressione logica frequente nel passaggio dal recitativo alle arie metastasiane, questa fin dalla prima parola riassume il senso, il tutti uguali, giovani e vecchi, del recitativo Siam, facendo fare alla situazione poetica, e ragionativa, un passo avanti, nella direzione dell'universale o del socialmente accetto.
I due brevi momenti dell'aria sono legati anche dalla figura etimologica onde – ondoso (119 e 127) ma quello che nel primo è una comparazione esplicita, nel secondo diviene fusione di comparante e comparato, con spostamento verso l'ordine morale del significato di ondoso: l'astratto ha risucchiato il concreto. E si guardi: come nel recitativo i momenti sono due, la contemplazione dalle sponde della saggezza senile degli errori della gioventù, ma poi l'esposizione come in quell'età alel tempeste della vecchiaia e dunque di tutti; così sono due i momenti dell'aria, il generale travolgimento nel mare delle passioni, e la ragione che dovrebbe governarle, ma infine si fa vincere anche lei dall'orgoglio, che risponde al quartetto di passioni che chiude il recitativo. Valga questo esempio a indicare ciò che è abitudine di negare, la funzionalità anche drammaturgica e non solo lirico – sapienziale delle arie metastasiane.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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