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Ugo Foscolo – La tentazione di Jacopo


Foscolo intende venire subito al sodo, passando attraverso il rapido disegno della cameriera, che è quasi un doppio e un anticipo della signora (rr. 2 – 3). Con questo suo ritratto della ricca e bella adescatrice Foscolo crea un modello che s'imprime nei migliori protagonisti della letteratura dell'Ottocento: a cominciare dal Leopardi di Aspasia e, più da vicino ma con sovraccarico ironico, il Nievo del capitolo XIX delle Confessioni. Peraltro si tenga presente che la scena non ha riscontro nel Werther di Goethe.
Descrizione e ambientazione della voluttuosa patrizia vanno naturalmente confrontate con quelle subito successive (rr. 40 – 42) dell'amata Teresa che anche qui torna nella mente di Jacopo decidendolo per la fuga dalla tentazione: dipinta come in movimento con pochi tratti di realismo borghese, privi d'ogni apparato lussuoso e genialmente sospesi con quell'uso indeterminante della lineetta che è fra gli ottimi stilemi del romanzo: presso un focolare, anche'ella appena balzata di letto, così discinta, così (35 – 36). E vanno soprattutto confrontate con la vera e propria descrizione di poco precedente, ma più dettagliata e che qui evidentemente si riaffaccia al ricordo di Jacopo, di Teresa mentre suona, anch'essa discinta ma non ad arte e confuda all'apparire di Jacopo.
L'opposizione di entrambi i brani a quello che concerne la patrizia è netta, arrivando fino all'aria che circonda Teresa contro il letterario aere per l'altra, e in totale si caratterizza come antitesi dell'esperto artificio alla naturalezza innocente e giovane. Più nel dettaglio: Teresa è vestita di bianco, semplicemente, nell'altra la rada camicia è studiatamente non allacciata lasciando ignude le spalle e il petto; Teresa non porta nessun indumento voluttuoso, le sue chiome sono solo diffuse su spalle e petto, mentre i ricci di questa, che si posano su collo e seno fanno quasi da guida agli occhi per contemplare altre e più segrete bellezze; il braccio della fanciulla è poeticamente di rose, di fronte a quello esteticamente bianchissimo e tondeggiante della nobildonna; dell'una si nomina puramente il piede mentre il picciolo o bel piede dell'altra è scoperto quasi ad arte come ulteriore grazia del cagnolino squittente, adulatore per emanazione della padrona; l'ingenuo arpeggiare e cantare di Teresa, che la riempie di piacere, sta per una naturalezza e un'intimità che contrastano con l'immobilità in isolate pose dell'altra, fatta solo per essere ammirata e desiderata, per offrirsi; infine le grazie di Teresa si legano in un tutto armonico, mentre quelle della patrizia sono elencate ad una ad una in una specie di catalogo di bellezze, e il dettaglio corporeo più spirituale, gli occhi, nella seconda non è caratterizzato, ma lo sono soltanto le sue azioni, le occhiate seduttive, di contro ai sinceri e grandi occhi neri di Teresa.
Altro si raccoglie dalla descrizione di Teresa dormiente, per esempio le sue chiome semplicemente odorose di mille quintessenze all'ingresso della Dea, e si tenga contro che la tonalità delle descrizioni della fanciulla è come sempre sovradeterminata da quelle della sorellina, che in qualche modo le doppiano.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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