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La musica vocale di tradizione italiana (Alessandro Scarlatti)

La musica vocale di tradizione italiana (Alessandro Scarlatti)


Dopo Monteverdi e le esperienze romane, parliamo dell’ opera veneziana. Se a Firenze si deve la valorizzazione del testo e del racconto, e a Roma la valorizzazione della musica, a Venezia vengono in primo piano gli elementi connessi alla messa in scena. In questo senso, possiamo dire che è con l’opera veneziana che per la prima volta tutti gli elementi dello spettacolo lirico vengono riuniti.
I più importanti personaggi, oltre a Monteverdi stesso, che a Venezia scrisse quattro sue opere (tra cui L’incoronazione di Poppea e Il ritorno di Ulisse in patria), sono Pier Francesco Cavalli e Pietro Cesti. Il primo, dopo Monteverdi, fu il primo grande rappresentante della scuola operistica veneziana. Organista a San Marco e maestro di cappella dal 1668, scrisse musica sacra con e senza strumenti, alcune cantate e soprattutto 39 opere. Le opere erano molte legate al gusto del tempo: destinate ad un pubblico che affollava teatri adesso a pagamento, puntava all’immediata ricezione, tramite contrasti drammatici, rappresentazioni efficaci degli affetti e attenta ricerca della novità. Il suo stile procedeva dalla declamazione all’aria, per espansione graduale del canto. Privilegiava il legame musica – testo; la drammaticità di Cavalli presupponeva sempre una adeguata ed imprescindibile realizzazione scenica. Di lui citiamo Le nozze di Teti e Peleo e La Didone.
Pietro Cesti si ricollegò ai modi della scuola operistica veneziana, modificandoli in modo personale, influenzato dalla frequentazione degli ambienti romani e fiorentini, e inserendoli in una sintesi artistica più ampia che influenzerà poi la scuola napoletana. Cesti accentuò la tendenza ad articolare l’opera in pezzi chiusi, con brevi arie melodiche e cantabili, spesso patetiche. Non risalta molto per la caratterizzazione dei personaggi. La sua maggiore opera è Il pomo d’oro.
Tra gli ultimi due decenni del Seicento, e i primi due del Settecento, in campo operistico si distinse il palermitano Alessandro Scarlatti, che si conquistò ampia fama tra Firenze, Roma, Venezia e Napoli. I mutamenti stilistici di Scarlatti riassumono il lungo itinerario storico che porterà l’opera italiana dai predominanti modelli veneziani alle soglie dell’opera napoletana, che fiorirà poi nel Settecento.
Scarlatti padre stabilizza la forma dell’aria nella variante detta col da capo, che diventerà poi canonica, e che serviva ai cantanti castrati e agli altri divi del momento per mettere in luce le loro doti decalamatorie. Il recitativo intanto si era ridotto alla sola variante “secca”, accompagnato dal solo basso continuo. Scarlatti però volle sostenere le voci anche con altri strumenti d’orchestra, quando la situazione drammatica lo richiedeva. Era il cosiddetto recitativo accompagnato. Ma l’utilizzo dell’orchestra divenne importante anche nella sinfonia di apertura [ricordiamo infatti che fino ad adesso il termine sinfonia indicava una composizione strumentale introduttiva ad un’altra] che assunse una forma definita all’inizio del settecento con la famosa ouverture all’italiana, che consisteva in una sinfonia di tre movimenti: allegro, adagio, movimento di danza.
In Inghilterra intanto il melodramma italiano non sfonderà fino all’inizio del Settecento. Forte era infatti la diffusione del masque, la prima forma di opera inglese, fatta di azioni recitate, danze e pantomime su soggetti mitologici o allegorici, che finirà poi per essere condizionata dall’imperante stile operistico italiano. Domina su tutti la figura di Henry Purcell (1659 – 1695) che operò una felicissima sintesi fra stile strumentale italiano, melodramma francese e tradizione inglese. Lo ricordiamo prevalentemente per il suo “Dido and Aeneas”, del 1689, scritto per una rappresentazione privata.
Un altro genere diffusissimo, oltre al melodramma, è la cantata. La cantata non è altro che una serie di recitativi e di arie legate da un soggetto comune. Spesso recitativi e arie finivano per confondersi.

Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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