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L'immagine dell'herbartismo


L'herbartismo non ha certo offerto di sé un' immagine di omogeneità e di compattezza di struttura, al contrario, di diversificazione e disomogeneità. Le ragioni di ciò sono varie e non attribuibili all'interpretazione più o meno ortodossa delle teorie di Herbart, di per sé aperte e suscettibili di varie interpretazioni. Differenti furono i contesti in cui le sue idee trovarono applicazione concreta, non sempre circoscritti ai territori di lingua tedesca, dove l'herbartismo fu il movimento pedagogico più accreditato, ma estesi anche ai paesi dell'Europa dell'Est e della Mitteleuropa, a quelli anglosassoni e neolatini, Italia compresa, dove Luigi Credaro e la sua rivista, Rivista Pedagogica, riuscì a far attecchire alcune proposte neo – herbartiane relative a questioni inerenti la formazione alla professione docente.
C'è sicuramente un crescente interesse nei confronti dell'herbartismo, testimoniato dalla nascita di un progetto, ormai in fase avanzata, di realizzazione di una Bio – doxographisces Korpus Padagogischer Herbartianismus che ha coinvolto paesi di tutto il mondo, Usa e Giappone compresi. L'obiettivo è anzitutto la costituzione di una banca dati dell'herbartismo che prevede l'allestimento di un indice bio – bibliografico dei maggiori esponenti dell'herbartismo, secondo un indice alfabetico. L'ambito della ricerca, dai 500 iniziali, è passato a trattare solo i 42 più importanti, considerato che l'attributo di herbartiano era stato appioppato in maniera molto generosa.
Il progetto prevede poi un ordinamento sistematico della bibliografia herbartiana in base ad una scansione tematica articolata secondo rubriche di carattere generale, del tipo: filosofia pedagogica, pedagogia storica, pedagogia pratica e così via. Un terzo obiettivo è quello di svolgere una ricognizione sistematica delle molteplici riviste e delle varie associazioni herbartiane anche attraverso una puntuale analisi delle relative discussioni interne. Per l'ambito tedesco si tratta di almeno diciannove riviste principali attive dal 1838 al 1936 e che includono dodicimila riferimenti; di un numero spropositato di associazioni sparse nella Mitteleuropa e di oltre cinquecento autori sparsi in riviste, libri e saggi.
Il progetto è per adesso circoscritto all'area tedesca, pur consci del mondialismo delle teorie herbartiane; per aumentare l'area di indagine è necessaria la collaborazione di studiosi di tutto il mondo. Tutto questo per mostrare come l'herbartismo a cavallo tra Otto e Novecento abbia dominato in pressoché tutti gli ambiti della pedagogia: dalla metodica dell'insegnamento alla didattica delle singole discipline; dall'impostazione di percorsi curriculari al trattamento degli ostacoli all'apprendimento e dei disturbi dell'età evolutiva. È attraverso Herbart e gli herbartiani che la pedagogia ha cominciato per la prima volta a costituirsi come disciplina autonoma e tesa a produrre discorsi staccati da congenite speculazioni filosofiche e psicologiche, nonostante il parere storico antiherbartiano abbia sostenuto esattamente il contrario.
Sorprende che la diffusione delle teorie herbartiane subisca un picco di crescita proprio a vent'anni dalla sua morte, in un clima conservatore e nazionalista, teso a rafforzare l'ordinamento statale imbrigliandolo in strutture ferree e a limitare i processi di mobilità sociale. Un ordinamento che funzionalizzò rigorosamente l'economia e la politica dell'istruzione pubblica, in aperto contrasto con le istanze più autentiche dell'herbartismo, che presupponeva il superamento delle barriere ideologiche, sociali e culturali tra gli uomini.
Il segreto della pedagogia herbartiana allora dove risiede? Lo spiega bene l'ultimo herbartiano, Wilhelm Rein, nel 1926: essa offriva all'insegnante strumenti maneggevoli per l'organizzazione dell'insegnamento, conciliando felicemente empiria e speculazione. Ma già allora l'herbartismo era stato spazzato via e le parole di Rein sembrano quasi un disperato, ultimo, tentativo di difesa del forte, ormai nemmeno più citato tra i movimenti più importanti della vita pedagogica. Solo dopo il 1948 l'ostracismo antiherbartiano scomparirà.



Tratto da STORIA DELLA PEDAGOGIA di Gherardo Fabretti
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