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Ungheria


L’agitazione polacca si riversa anche in UNGHERIA: a Budapest, nell’ottobre 1956, gli insorti impongono al governo il comunista antistalinista Nagy, la reintroduzione del sistema multipartitico e l’uscita dal patto di Varsavia. Soprattutto quest’ultima pretesa è inaccettabile per Chruscev, perché un’Ungheria neutrale e non comunista sarebbe un pericoloso precedente: così decide di stroncare sul nascere l’insurrezione ungherese, inviando il 4 novembre 250 mila soldati e 5.000 carri armati. Nell’arco di tre giorni il Primo ministro Nagy viene rimpiazzato dal nuovo capo del Partito comunista Kadar: la brutale repressione della rivoluzione ungherese rivela i limiti degli impulsi riformistici di Chruscev, non solo scuotendo i partiti comunisti europei, ma fornendo all’Occidente una potente arma nella sua guerra di propaganda contro l’Unione Sovietica. In questa occasione il Cremlino non teme l’intervento statunitense, non solo perché l’amministrazione Eisenhower è colta completamente di sorpresa, ma soprattutto perché il governo americano è concentrato sulle vicine elezioni e sulla crisi di Suez.
Tratto da STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Alice Lavinia Oppizzi
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