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Aspettative e tensioni religiose alla fine del Medioevo: Erasmo da Rotterdam


La cultura rinascimentale era fortemente impregnata di valori laici e terreni e indifferente alle dottrine.
Vi era il bisogno di una Riforma della Chiesa che la riportasse alla purezza e alla povertà delle origini che portò allo scisma d’oriente, alle contese per il primato tra il papato e i concili di Costanza e di Basilea, al prevalere degli interessi politici e mondani della curia di Roma.
Alle origini del movimento protestante vi era anche  la volontà di ristabilire l’autenticità del messaggio cristiano attraverso lo studio diretto dei testi sacri senza tener conto delle elucubrazioni dei teologi per il la necessità  di una religiosità più intensa.
Gli esponenti di questo movimento solo Tommaso Moro che nella sua opera “Utopia” descrive una società immaginaria basata sull’amore tra gli uomini e sulla comunione dei beni; il rappresentante più importante è l’olandese Erasmo da Rotterdam che a sei anni lasciò la vita del chiostro per seguire liberamente i suoi studi.
Erasmo delineò il quadro di una morale che concilia le differenze del mondo classico con l’insegnamento di Cristo libero dalle credenze superstiziose e dai riti. Il cristianesimo di Erasmo era un ideale di vita pratica invece che un insieme di dogmi, per questo egli non volle mai separarsi dalla Chiesa cattolica.


Tratto da STORIA MODERNA - 1492-1948 di Selma Aslaoui
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