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La poetica della perdita e dell’abbandono



Esploriamo ora la denominazione metalinguistica, gli artifici formali e gli intenti estetici dei concetti poetici kaluli. Gli ideali poetici kaluli sono per certi versi simili a ciò che i linguisti hanno chiamato pregnanza dei termini, plurisegnatura o letterarietà. Tali espressioni definiscono un uso linguistiche che amplifica, moltiplica o intensifica il rapporto fra la parola e il suo referente. I kaluli distinguono le parole dure da quelle sonore di uccelli. Quelle dure sono forme dirette e assertive usate nel linguaggio attraverso le quali i kaluli si procurano ciò che vogliono, le capacità di parlare in questo modo nelle situazioni quotidiane viene considerata uno dei principali indici di competenza sociale. Le parole sonore di uccelli sono riflessive e sentimentali, idealmente chi le ascolta non risponde verbalmente ma empatizza con chi parla e con il suo messaggio. Uno è solo referenziale, l’altro espressivo. I kaluli presumono che il loro pubblico sarà preparato ad ascoltarli in modo proiettivo e nostalgico, essi usano questo assunto costruendo testi che sollecitano nel pubblico un’intensificazione nel vivere e pensare le strutture dell’immaginario durante l’ascolto. Nel loro contesto esecutivo le parole sono di uccelli diventano veicolo di significato. La comunicazione kaluli deve essere considerata un’articolazione simultanea di proprietà formali del linguaggio, sapienza culturale dei partecipanti e aspettativa degli ascoltatori. Chi parla per queste ragioni effettua delle scelte di codice intenzionali, per evocare una risposta condivisa. Tale interazione di forma, contenuto ed esecuzione è ciò che unisce le strategie compositive alle strategie d’ascolto, permettendo all’intenzione del compositore di essere interpretata in modo più diretto da coloro che hanno la conoscenza più personale, secifica e contestuale del percorso testuale. I kaluli non vogliono che i loro ascoltatori interpritino i versi poetici solo in termini di ciò che già conoscono ma strutturano e concatenano le immagini testuali in modo tale che chi ascolta possa riorganizzare le proprie esperienza e le percezioni delle forme ordinarie dei rapporti sotto l’influenza dell’immaginario messo in gioco dal testo. Il cuore della poetica kaluli consiste nello scuotere le aspettative, penetrare sotto la superficie, sconvolgere forme di pensiero convenzionale ed evocare una risposta altamente emotiva. Essi ottengono questo risultato lavorando a diversi livelli: la messa in scena, i costumi, il canto, la danza e il comportamento nella performance, sono tutti fattori del gisalo, essenziali per evocare la tristezza e suscitare il pianto, tali fattori incidono emotivamente negli ascoltatori e li fanno piangere (le parole sa-gisalo, sono le parole dentro a gisalo, fanno commuovere).
Le parole dentro a gisalo sa-gisalo sono un linguaggio impregnato, un linguaggio che i kaluli dicono abbia un dentro e dei sotto. L’effetto prodotto quando questi lati vengono colti appieno dall’ascoltatore è ciò che i kaluli chiamano L’indurirsi o il giungere al culmine della tensione estetica di un canto.
Tratto da SUONO E SENTIMENTO di Marianna Tesoriero
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