Skip to content

Tempo degli incontri e ritmo della relazione terapeutica


Il tempo degli incontri segue il ritmo della relazione terapeutica e la sua naturale evoluzione. E’ importante trovare un equilibrio tra le esigenze di contenimento della famiglia rispetto alla forza dirompente dei suoi problemi e la necessità di evitare che un intervento troppo assiduo si traduca in un rinforzo della staticità (tendenza a sostenere che “nulla è cambiato” perché non vi è stato il tempo sufficiente). Pertanto un intervallo dai 15 ai 30 giorni sembra il più adatto a rispecchiare il periodo di latenza di ogni nuova manifestazione nelle relazioni familiari.    
La durata degli intervalli riflette anche le diverse fasi della terapia. Se nel periodo di formazione del sistema terapeutico la creazione dell’intimità necessaria al suo buon funzionamento richiede che gli intervalli tra una seduta e l’altra non siano troppo ampi, si arriva poi a un punto in cui la situazione cambia. La famigli avverte il bisogno di verificare la propria autonomia indipendentemente dall’appoggio del terapeuta e il processo terapeutico può avviarsi verso una graduale risoluzione. Se il terapeuta sente che ciò corrisponde a una reale esigenza di trasformazione della famiglia può riconoscersi apertamente in favore del cambiamento e rassicurare la famiglia sulle posizioni raggiunte (importante per evitare regressioni). Quindi diminuirà la frequenza degli incontri: spostandoci da un modello di terapia ripartiva e trasformandolo in un’occasione di crescita personale e di gruppo, il tempo terapeutico deve entrare nel tempo evolutivo e non viceversa; la terapia potrà introdurre e lasciare nei clienti interrogativi importanti a cui occorrerà molto tempo per rispondere.    
Non si va più a cercare come elemento centrale e risolutivo  la sola scomparsa del sintomo nel paziente ma si considera riuscita una terapia quando: il comportamento del paziente designato  appare profondamente modificato; la famiglia si è riappropriata del proprio tempo evolutivo e il paziente designato non ha più la funzione di bloccarlo. Il secondo punto è anche più importante del primo poiché spesso cambiamenti anche vistosi nel paziente designato, non accompagnati da cambiamenti nel modo di rapportarsi  degli altri tra loro, ha prodotto frequenti ricadute del paziente o ha forzato altri membri della famiglia ad assumere questa funzione “salvifica” a discapito del proprio spazio di crescita.    
Perciò è stato modificato lo schema utilizzato in un precedente lavoro per rappresentare il decorso del processo terapeutico:    
prima fase: il paziente designato è presente in ogni triangolo relazionale, viene coinvolto in ogni interazione tra 2 membri della famiglia;    
seconda fase: il terapeuta si sostituisce volontariamente al paziente facendo da terzo in varie configurazioni triangolari, mentre il paziente viene posto in una posizione esterna di osservatore;    
terza fase: il terapeuta si separa dal gruppo  e i triangoli interattivi si formano molto più liberamente perché  non vi è più una sola persona necessariamente coinvolta nei vari triangoli.

Tratto da TEMPO E MITO IN PSICOTERAPIA FAMILIARE di Antonino Cascione
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.