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La distinzione tra senso e significato nel testo letterario


Quando i critici anti intenzionalisti si scagliano contro l'intenzione d'autore come criterio di interpretazione, viene legittimo porsi una domanda, la stessa che si è posta Gertrude Ascombe nel suo librettino Intention: che cos'è questa famigerata intenzione d'autore? É la biografia dell'autore? O il suo disegno, il suo progetto? O i sensi ai quali l'autore non aveva pensato ma che ammetterebbe volentieri se il presuntuoso lettore glieli sottoponesse?
I due argomenti contro l'intenzione sono comunque facilmente smontabili, fragili e confutabili. Vediamo come.Le opere d'arte trascendono la prima intenzione dei loro autori e vogliono dire qualcosa di nuovo ad ogni epoca. Se un'opera può continuare ad essere interessante e valida per le generazioni future, allora non se ne può fissare il senso tramite l'intenzione dell'autore o il contesto originario. È una inferenza valida? Facciamo un contro esempio con I Cannibali di Montaigne. Una satira ha come segno distintivo la tipicità, vale a dire, l'essere mirata; attacca una società particolare in cui assume il valore di un atto. Perchè ci fa ancora effetto? Perchè esiste anche oggi una certa analogia tra il contesto in cui è stata originariamente scritta e quello in cui viene attualmente recepita.
Dopo Frege i filosofi del linguaggio distinguono tra senso (Sinn) e denotazione (Bedetung). Ad esempio, dice Russell, la frase “il re di Francia è calvo” ha un senso ma non ha denotazione (significato) perchè da molto tempo il re in Francia non esiste più, quindi la proposizione non è né vera né falsa.
Nell'intento di confutare la tesi anti intenzionalista, il teorico Eric Hirsch ha esteso al testo questa distinzione, differenziando il senso dalla significanza.
Il senso, dice Hirsch, indica ciò che resta stabile nella ricezione di un testo, risponde alla domanda che cosa vuol dire questo testo?
Il significato indica ciò che cambia nella ricezione di un testo, risponde alla domanda, che valore ha questo testo?
Il senso è singolare, mentre il significato, che mette il senso in relazione con una situazione, è variabile, plurale, aperto e forse infinito. Il senso è l'oggetto dell'interpretazione del testo; il significato è l'oggetto dell'applicazione del testo al contesto in cui viene recepito (per la prima volta o successivamente), e quindi della sua valutazione.
Questa distinzione tra senso e significato è esclusivamente logica o analitica: individua la priorità logica del senso rispetto al significato. Non indica assolutamente una priorità cronologica o psicologica, perchè, quando leggiamo, basiamo le nostre interpretazioni su valutazioni, accediamo al senso tramite il significato, senza per altro accettare sempre che le nostre valutazioni siano provvisorie, rivedibili in funzione del senso.
Tutto questo discorso può dare l'impressione di essere artificiosa, una sorta di stratagemma ideato dai conservatori per salvare l'intenzione d'autore (il senso) pur dando la possibilità ai loro avversari la libertà di utilizzare i testi a piacimento (il significato). Quando si legge un testo ci sono per così dire due uomini (o donne) in ogni lettore, quello che è toccato dal significato che una data poesia ha per lui, e quello che è curioso del senso che essa ha e di quello che il suo autore ha voluto dire scrivendola.

Tratto da TEORIA DELLA LETTERATURA di Gherardo Fabretti
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