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La sopravvivenza delle opere letterarie


Il secondo argomento corrente contro l'intenzione d'autore riguarda la sopravvivenza delle opere. L'opera vive la sua vita, quindi il significato complessivo di un'opera non può essere definito semplicemente nei termini del significato che ha per l'autore e per i suoi contemporanei (la sua prima ricezione) ma deve piuttosto essere descritto come il prodotto di un'accumulazione, come la storia delle interpretazioni datene dai lettori fino ad oggi. Gli storicisti (intenzionalisti) non giudicano valido questo metodo e reclamano un ritorno all'origine. Paradossalmente, dunque, l'intenzionalismo riporta il testo alla non letteratura, negando il processp che ne ha fatto un testo letterario, negando la proprietà che lo contraddistingue, quella, cioè, di sopravvivere, di continuare ad essere letto per secolil. Del resto rimane un grosso problema anche per gli anti intenzionalisti: se il significato di un testo è la somma delle interpretazioni che ne sono state fatte, quale criterio consente di distinguere una interpretazione valida da una sbagliata? Si può conservare la nozione di validità? Per salvare capra e cavoli, autori come Gadamer, Ricoeur e Eco hanno parlato di intenzione del testo. Ma intenzione e coscienza sono profondamente legate e questa strana intenzione del testo altro non è che un tentativo di reintrodurre surrettiziamente l'intenzione d'autore come ringhiera protettiva dell'interpretazione.

Tratto da TEORIA DELLA LETTERATURA di Gherardo Fabretti
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