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Quale insegnamento si può trarre dal III libro delle "Storie" di Tucidide?

Quale insegnamento si può trarre dal III libro delle "Storie" di Tucidide? 

Ricordando il passo del Principe di Machiavelli, per cui si ha a notare che li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggieri offese, delle gravi non possono; sì che l’offesa che si fa all’uomo debbe essere in modo che la non tema la vendetta (Principe, III) = o si hanno i mezzi per distruggerli completamente, scongiurando l’eventuale vendetta o, se non si hanno mezzi per distruggerli, bisogna vezzeggiarli, lusingarli, perché se si danneggiano in modo non grave, avranno sempre un mezzo per vendicarsi ⇒ tutto ciò che costituisce una via intermedia deve essere evitato. 
I discorsi di Cleone e Diodoto rappresentano proprio queste 2 alternative. Tuttavia, non è possibile trarne alcun insegnamento pratico, perché ogni decisione comporta una serie di controindicazioni: la linea di Cleone non garantisce nulla nei confronti di ulteriori defezioni, mentre quella di Diodoto, adottata sino ad ora, ha avuto come esito la defezione di Mitilene, dunque un lampante fallimento. A differenza di Machiavelli, Tucidide non vuole dare suggerimenti, vuole solo scoprire la verità, anche se ciò, in alcuni casi, non aiuta a capire come bisogna comportarsi dal punto di vista pratico in determinate situazioni. 
2. vicende di Platea 

A prima vista, sembrerebbe che il ruolo degli Ateniesi in questa vicenda sia molto limitato. In realtà, anche in questo episodio compaiono i temi dell’imperialismo. Infatti, nel dibattito di fronte ai giudici spartani tra i Plateesi e i Tebani, questi ultimi denunciano per l’ennesima volta Atene e il suo imperialismo e i suoi metodi ⇒ essendo rimasta fedele ad Atene, secondo i Tebani, Platea ha tradito tutta la Grecia ⇒ come Atene deve essere piegata e distrutta, così Platea deve subire lo stesso destino. 
Questo episodio si lega al II Libro, nel quale Platea, alleato di Atene che si rifiuta di defezionare, viene assediata dai soldati tebani e spartani. Ora si giunge alla resa (cap.52, la debolezza, lo sfinimento indussero gli assediati a consegnare la città), con l’intesa che toccava agli Spartani decidere del futuro della città. 

Tratto da TEORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Elisa Bertacin
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