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Il modello cognitivo sistemico-processuale per la cura della schizofrenia


Si è passati da un’epistemologia empirista (la conoscenza consiste nella rappresentazione di un ordine esterno già dato) ad una epistemologia post-razionalista (la conoscenza è attivamente costruita dall’osservatore). Ciò significa il superamento della pretesa di una conoscenza oggettiva ed esaustiva della realtà ed il ribaltamento della neutralità dell’osservatore nei confronti dell’osservato. Ogni osservazione non è neutra ma autoreferenziale.
L’esperire e lo spiegare sono avvertiti in modo differente dal soggetto: lo spiegare è selfreferred e quindi avvertito come una propria attività, mentre il fluire dell’esperienza è di solito riferito all’esterno. Il punto cruciale è la nozione di auto-organizzazione: i sistemi viventi organizzano se stessi e operano per preservare la propria identità. Un sistema complesso è per sua natura autoreferente e subordina tutto al mantenimento della sua identità.
La funzione fondamentale del linguaggio, inteso come orienting behaviour, consiste nella creazione di un dominio consensuale di comportamento tra sistemi linguisticamente interagenti.
Ogni sistema individuale è portatore di un ”significato personale”, che permette di riferire a sé la propria esperienza immediata di sé e del mondo. Il processo di spiegarsi la propria esperienza ottiene l’effetto di mantenere una “coerenza interna” del sistema.
Il senso di se e il significato personale si costruiscono a partire dai processi di attaccamento nella prima infanzia, come descritto da Bowlby, e si articolano, nel progredire della vita adulta, in relazione ai rapporti interpersonali con figure affettivamente significative.

Guidano indica 4 modalità di organizzazione del significato personale:
l’organizzazione depressiva (basata su esperienze infantili di perdita, di assenza o di rifiuto della figura di attaccamento, per cui si sviluppa un significato personale di solitudine e non amabilità, con elicitazione di emozioni prevalenti di disperazione e di rabbia, il mondo è vissuto come impervio e inaffidabile);
l’organizzazione fobica (basata su esperienze infantili di iperprotezione con blocco dell’esplorazione del mondo esterno, per cui si sviluppa un significato personale di amabilità e debolezza, con l’attenzione di emozioni oscillanti tra libertà e costrizione, il mondo è visto come pericoloso e da tenere sotto controllo);
l’organizzazione DAP (basata su esperienze infantili di invischiamento, che rendono difficile al bambino l’identificazione di stati interni propri; in questo clima di ambiguità e indefinitezza l’immagine di sé è strettamente dipendente dal giudizio esterno);
l’organizzazione ossessiva (basata su esperienze infantili di presenza oppressiva e anaffettiva, con la conseguente elaborazione di un’immagine di sé ambivalente e oscillante tra sensazioni opposte e dicotomiche di sé).

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