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Pio V e la difesa della cristianità

Questo grande papa nacque nel 1504 dalla nobile, ma decaduta famiglia Ghisleri. Per vivere fece il pastore finché a quattordici anni entrò tra i Domenicani di Voghera. Nel 1519 emise i voti solenni a Vigevano, poi completò gli studi all'università di Bologna e nel 1528 fu ordinato sacerdote a Genova. Nominato Inquisitore a Como, spiegò un'indomita energia per arrestare le dottrine protestanti, che segretamente venivano introdotte in Lombardia. Il suo intelligente vigore attirò l'attenzione del cardinale Giampietro Carata, che lo fece nominare commissario generale del Sant'Ufficio. Quando costui diventò papa col nome di Paolo IV, lo elesse prima vescovo di Sutri e Nepi, e poi cardinale (1557) con la carica d'inquisitore generale di tutta la cristianità. Dopo l'elezione di Pio IV Mons. Ghisleri fu nominato vescovo di Mondovì (1560), ma ben presto ritornò a Roma per occuparsi di otto vescovi francesi accusati di eresia. Con il papa non ebbe rapporti cordiali perché, con rude indipendenza, ne disapprovava l'indirizzo mondano e nepotista. Quando Pio IV morì, il cardinale Ghisleri fu eletto a succedergli, per suggerimento di S. Carlo Borromeo, nipote del papa defunto. Egli s'impose subito all'ammirazione e al rispetto di tutti per la pietà, l'austerità e l'amore per la giustizia. Quando prese possesso del suo alto ufficio, Pio V colpì senza pietà gli abusi della corte pontificia, nominando una commissione di cardinali perché vigilasse sulla
cultura e i costumi del clero, che lasciavano molto a desiderare. Nella curia S. Pio V organizzò la Penitenzieria, creò la Congregazione dell'Indice per l'esame dei libri contrari alla fede, intervenne personalmente alle sessioni del Tribunale dell'Inquisizione e, due volte la settimana, diede udienza al popolo per dieci ore consecutive. Le sue preferenze andavano ai poveri che ascoltava pazientemente, confortava e aiutava con soccorsi pecuniari. Il papa si compiaceva pure di prendere parte alle pubbliche manifestazioni di fede nonostante le torture della calcolosi, di visitare gli ospedali, di curare egli stesso i malati e di esortarli alla rassegnazione. Con simili austerità di vita il papa riuscì a imporsi agli avversari, e a indurre cardinali e dignitari a maggiore devozione e penitenza con grande edificazione del popolo. Nel campo della Liturgia si deve al lungimirante pontefice la pubblicazione di un nuovo Breviario e di un nuovo Messale Per migliorare la moralità del popolo romano punì l'accattonaggio e la bestemmia, vietò il combattimento di tori e il carnevale, espulse da Roma un grande numero di cortigiane, impose un limite al lusso e alle spese che si facevano in occasione di feste, favorì i Monti di Pietà per sottrarre i cattolici dalle usure degli ebrei, ai quali permise soltanto di risiedere in appositi quartieri della città sottoposti a particolari leggi. Pur non avendo molta attitudine per l'amministrazione dello Stato, non trascurò il benessere dei cittadini tracciando strade, costruendo acquedotti, favorendo l'agricoltura, facendo bonifiche, migliorando le fortezze di difesa, curando molto gli ospedali. Ancora imbevuto della mentalità medioevale, Pio V scomunicò e depose la regina d'Inghilterra, Elisabetta, per la morte di Maria Stuart con il triste effetto di aggravare l'oppressione dei cattolici inglesi. Per stornare la perpetua minaccia dei Turchi contro il mondo cristiano, il santo lavorò tenacemente per costituire un lega di principi, specialmente dopo la presa di Famagosta (Cipro) eroicamente difesa dal veneziano Marc'Antonio Bragadin (11571) che, dopo la resa, fu scuoiato vivo. Alle galere pontificie si unirono soltanto le flotte della Spagna e di Venezia, sotto il supremo comando di don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Carlo V, fratellastro quindi di Filippo II. Lo scontro con i Turchi, allora all'apogeo della loro potenza, avvenne il 7-10-1571 nel golfo di Lepanto, durò da mezzogiorno alle cinque pomeridiane e si concluse con la completa vittoria dei cristiani. A ricordo dell'avvenimento, che cambiò il corso della storia, fu introdotta la festa del Rosario. Il senato veneto fece dipingere la scena della battaglia di Lepanto nella sala delle adunanze con la scritta: "Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!".

di Alessia Muliere
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