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Bioetica e mass media: alcune riflessioni critiche

A partire dalla metà del secolo scorso, la medicina e le scienze biomediche hanno sperimentato sviluppi rivoluzionari e senza precedenti. Tali hanno sollevato interrogativi non solo in merito all’uso appropriato di alcune di queste tecnologie, ma hanno messo alla prova anche il modo tradizionale di pensare su temi come il valore della vita, la nostra concezione della morte, e i ruoli e le responsabilità dei professionisti dell’assistenza sanitaria.

La secolarizzazione in molti paesi occidentali ha comportato che sempre meno persone sono andate in cerca di una guida etica nella religione, e che i sostenitori dei diritti dei pazienti hanno cominciato a sostenere che le decisioni sull’assistenza medica dovevano essere prese dai pazienti piuttosto che dai medici, come tradizionalmente era sempre accaduto.

Sin dal principio le questioni bioetiche hanno attirato l’attenzione filosofica e pubblica, e ciò è da considerarsi come una sorta di decorso naturale visto che gli sviluppi nelle scienze mediche e biomediche hanno la capacità di influenzare le vite di ogni membro della società in modi significativi. Oggi, molte persone si affidano ai media per avere informazioni sulle questioni bioetiche, i mezzi d’informazione rivestono quindi un ruolo centrale nelle società contemporanee nel sottoporre all’attenzione pubblica temi importanti. I mezzi d’informazione non hanno solo una responsabilità professionale di informazione pubblica ma fa parte delle loro responsabilità anche la formulazione di una informazione corretta. Il codice professionale della American society of newspapers editors afferma che i quotidiani hanno il fine importante di informare le persone e di renderle in gradi di giudicare i temi importanti del momento. Kuhse solleva nel suo saggio una serie di interrogativi sul modo in cui i mezzi d’informazione adempiono alla loro responsabilità nel dare conto a temi bioetici. Kuhse sostiene che ciò non venga fatto troppo bene dai media e che la causa di tale fallimento derivi non solo dai professionisti dell’informazione ma anche dagli stessi esperti di bioetica che non sempre fanno ciò che dovrebbero fare. per bioetici sta si intende un professionista con una formazione in filosofia morale che sia interessato particolarmente ai temi bioetici e abbia riflettuto particolarmente su di essi. L’attenzione di Kuhse si concentra principalmente su mezzi di stampa e reti radiotelevisive. I media danno conto di determinate questioni per fare notizia. Comunemente riteniamo che le storie facciano notizia se l’informazione ci interessa e se è importante nella misura in cui ha le capacità di influenzare le nostre vite in modo significativo. Lo scopo di questo tipo di informazione (stampa e tv) consiste nel portare il fatto all’attenzione pubblica e fare si che esso termini. Quando si tratta di sottoporre al pubblico questioni bioetiche tipiche, vedi la sperimentazione sugli embrioni, la clonazione riproduttiva o il miglioramento genetico, lo scopo è, o deve essere, differente: non è far si che la pratica finisca ma fornire informazioni che permettano al pubblico di riflettere sul problema e per quali ragioni la pratica possa essere giusta o sbagliata per la società. È rispetto a questo scopo che la copertura dei temi bioetici da parte dei media è spesso inadeguata e spesso ancora abbastanza fuorviante. Quasi tutte le cause e ragioni a tale problema possono essere fatte risalire a un incontro inadeguato fra giornalismo e bioetica.

La filosofia morale richiede attenzione ai dettagli e ampio spazio di riflessione, essa consiste nell’esame attento degli argomenti, nella ricerca dei principi, e spesso richiede che le ragioni e gli argomenti siano più importanti delle conclusioni. I media sono generalmente guidati da tempi di produzione stretti, come conseguenza quel che è riferito sulla bioetica dai media è spesso relativamente breve, iper-semplicistico e potenzialmente fuorviante.


di Marianna Tesoriero
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