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Il caso dello zigote presingamico


Secondo Flamigni la maggior difficoltà che si incontra nel dover trattar dei rapporti tra scienza e comunicazione sta nel fatto che non tutti abbiamo le stesse idee su queste due parole. Considerata questa difficoltà si propone di cimentarsi un problema più semplice, ma non meno importante, dunque si chiede: è accettabile l'idea che i cittadini hanno della scienza? Egli considera che i cittadini si facciano un'idea della scienza attraverso i mezzi di comunicazione più diffusi, sono dunque i media a tenere banco in campo di comunicazione scientifica, un fatto che sembra amareggiare molto gli scienziati ce sostengono che tv e giornali rappresentino le fonti meno
attendibili di informazioni per quanto riguarda le novità della scienza e delle relative implicazioni etico-sociali.

Flamigni ritiene che le connotazioni principali delle informazioni che riguardano il progresso scientifico e le sue ricadute sociali siano l'eccesso, le stramberie, la ridondanza, l'opulenza e l'esagerazione, latitano invece chiarezza e neutralità ideologica. Questa condizione, destinata dice a peggiorare nel tempo, rappresenta un grave danno per la società.

La produzione di conoscenza (degli scienziati) deve essere finalizzata all'interesse della società degli uomini. Stabilire un rapporto tra scienza e società significa riconoscere la necessità di regole, norme che riguardano le prerogative della produzione di conoscenza, norme relative al comportamento dei ricercatori. La ricerca scientifica deve garantire sufficiente autodisciplina ed essere così trasparente da permettere un adeguato controllo da parte della società. Deve di   conseguenza accettare una serie di norme, le stesse presentate nel 1942 da Robert Merton: comunismo, universalismo, disinteresse, originalità, scetticismo organizzato, trasparenza, cooperazione.

Passando a un altro punto, se l'acquisizione di nuove conoscenze è un interesse della collettività, se la scienza opera in favore al benessere e allo sviluppo della società, non si può accettare un controllo che sia affidato a religioni o ideologie, poiché non esiste religione o ideologia universali nella quale si riconoscano unanimamente gli uomini. Si può prevedere che a condizionare le scelte della ricerca scientifica possa essere indicata e chiamata la morale di senso comune. Questa morale si forma per molteplici influenze dentro a ciascuno di noi, ma perché tale morale di senso comune sia messa in grado di accettare le nuove proposte è necessario che i cittadini vengano raggiunti da informazioni serie, comprensibili e oneste, e così non è. È un guaio perché siamo alle soglie di grandi decisioni possibili rispetto alle quali non conta più sapere cosa dobbiamo fare ma cosa vogliamo fare, decisioni che devono essere prese dalla collettività, ma alle quali tale non è preparata per un semplici problema di disinformazione nonché vittime della malafede. Si tratta di un problema di democrazia incompiuta e mutilata dall'inadeguatezza della insincerità.


Tratto da BIOETICA E MASS MEDIA di Marianna Tesoriero
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