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Inquisizione medievale



Esiste nel medioevo una inquisizione "legatina", esercitata da legati del papa, che appunto nominava persone che lo rappresentavano nelle zone dove era richiesta la necessità della figura dell'inquisizione per reati che si erano manifestati; questi legati avevano un incarico temporaneo e appartenevano ad ordini religiosi (in particolare domenicani, ma anche gesuiti o francescani). Essi non rispondono ai capi dei loro ordini, ma direttamente al papa e per questo legato papale. Black aggiunge a questo il tema della progressiva professionalizzazione degli inquisitori: comincia a formarsi una categoria di esperti a cui il papa attinge per le necessità dei vari luoghi. Questi inquisitori che con il tempo si professionalizzano, spesso usano questo incarico come tappa di una carriera ecclesiastica (questo elemento c'è anche nell'inquisizione spagnola); fare l'inquisitore, soprattutto in distretti importanti, serve per poter ottenere incarichi non soltanto all'interno del proprio ordine, ma anche all'interno della Chiesa. Questo accade in Spagna e anche in Italia. Per far carriera, bisogna essere stati inquisitori in una sede importante: ad esempio. la Sardegna non è una sede importante, così come per l'inquisizione spagnola Palma de Maiorca non lo è allo stesso modo di Valencia o Siviglia. Gli inquisitori dunque utilizzano questo incarico come una tappa per ascese successive.
I legati papali/ inquisitori nominano i propri vicari scegliendoli dal clero della zona, perché essi conoscono il luogo, a differenza invece degli inquisitori che vengono da fuori e quindi hanno bisogno di una conoscenza locale per poter rendersi conto meglio di cosa fare. I primi inquisitori dell'inquisizione legatina (di cui si conoscono una serie di processi, soprattutto nelle zone alpine del nord Italia, come beneandanti), sono domenicani e creano un sacco di problemi che producono un sacco di proteste, da parte delle autorità locali sostanzialmente per la loro severità.
Citazione in cui si accusano i domenicani "abilissimi e presuntuosissimi", essi sono accusati di avidità, di presunzione e inoltre vengono accusati di usare questo incarico come "simbolo di superbia e vanità", non danno conto a nessuno, "quasi fosse un dominio temporale", perché esercitando il potere dimenticando che l'ufficio è di tipo religioso. Sono anche accusati di portare avanti lunghi processi, proprio per non far finire mai il loro potere; "procedono negli interrogatori usando la tortura (eccesso uso di essa), infliggendo dolore e tormento su donne che sicuramente non sono bestie brute, per apparire in questo modo, come i guardiani della fede cristiana". Stanno accusando i domenicani di abuso di potere; c'è una diffusione a macchia di leopardo di questo tipo di interventi e, in particolare, i domenicani che se ne fanno interpreti, sono presi di mira.
La storia medievale dell'inquisizione finisce nel 1478, quando Sisto IV concede l'organizzazione dell'inquisizione spagnola, formando un tribunale permanente spagnolo, e da qui poi nasce il tribunale romano.
A partire dal 1559, la Spagna ha il regno di Napoli, di Sicilia, Sardegna e Milano: c'è una espansione del Sant'Uffizio spagnolo anche negli Stati italiani.

Tratto da STORIA DELL’INQUISIZIONE ROMANA di Federica Palmigiano
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