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Il linguaggio in campagna elettorale : i cattolici


Alla fine del 1947 in Vaticano si svolsero alcuni incontri fra papa Pio XII e Luigi Gedda, presidente dell’Unione Uomini dell’Azione cattolica, che organizzarono una forza per intervenire nella campagna elettorale.
Pio XII garantisce l’appoggio del Vaticano e suggerisce di inserire nella lista Gino Bartali data la sua popolarità di sportivo noto per la sua religiosità e soprannominato il pedale di Dio, questo accadde perché il papa era a conoscenza dei meccanismi della comunicazione e fu il primo pontefice ad utilizzare i mass media perciò considerato papa delle comunicazioni di massa.
Sotto il suo pontificato l’Azione cattolica aveva dato vita all’Ente dello spettacolo che aveva portato nel 1942 alla realizzazione del film Pastor Angelicus ossia una documentazione sull’infanzia, gli studi e una giornata di vita del pontefice; questo film rappresentò un mezzo di propaganda religiosa e nel 1948 diviene un efficace strumento di propaganda elettorale portato in Italia da quattro carri-cinema che furono accolti con entusiasmo e gratitudine.
Il suggerimento di candidare Bartali non è accettato da un apolitica che già gode di grande autorevolezza e il ciclista si limita a firmare un manifesto elettorale del Comitato civico con altri ciclisti.
In quel periodo i leader dei partiti erano protagonisti di guerre, i padri della Costituzione e della Repubblica italiana che non necessitavano della comunicazione in quanto la fama e la celebrità non erano necessari per la legittimazione politica e lo spettacolo era considerato dannoso e da evitare e l’impiego di attori o personaggi famosi era raro.
Nel 1960, in epoca televisiva Mario Scelba venne chiamato come Ministro dell’Interno ad inaugurare Tribuna Elettorale e ribadisce la netta separazione tra politica e spettacolo.

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