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La propaganda politica : cattolicesimo e comunismo


Negli anni ‘40 e ‘50 in Italia la propaganda rappresenta due ideologie: cattolicesimo e comunismo che ricorrono a temi e strumenti di forte impatto. Sul fronte anticomunista usavano come argomento anche la religione infatti uno slogan annuncia all’elettore che nel segreto della cabina “Dio ti vede, Stalin non ti vede”, la Chiesa si mobilita e alle elezioni del 1948 destina un gruppo di religiosi alla contropropaganda politica , ossia i Frati volanti, anche la celebrazione religiosa della Madonna pellegrina diventa protagonista dello scontro politico.
Politica e religione sono intersecati e alcuni comizi includono lo slogan “Sorgere e votare per la croce di Cristo”.
Era diffusa l’idea che la propaganda potesse influenzare e condizionare gli atti, questa si affermò in base a ricerche condotte all’inizio del ‘900 da studiosi del comportamento umano; infatti già i regimi totalitari hanno usato molto la propaganda contribuendo a diffondere l’idea di un destinatario indifeso e impotente. Questi sono denominati da Vance Packard i “persuasori occulti”  che sono considerati capaci di avvalersi di elementi psicologici, psicanalitici e di moderne tecniche di comunicazione.
Anche in Italia fin dalla fondazione dei Comitati civici vi è un Ufficio psicologico che colpisce gli elettori condizionando le scelte. Il principio che guida quest’ufficio è la ricerca dello shock capace di procurare emozione per cui i Comitati civici realizzano una comunicazione facendo leva sulla paura del pericolo comunista  giocando su affetti materni e paterni e che smuove autostima e orgoglio.
Per le elezioni del 1942 il Partito fascista aveva realizzato un manifesto contro l’astensionismo ossia un grande manganello accompagnato dalla scritta “A chi non vota”. La differenza tra un regime autoritario e uno democratico consiste nel fatto che la politica non può minacciare , ma deve convincere con motivazioni più sofisticate della paura e la propaganda deve dare lo stimolo. 
La Dc nel 1963 realizza una campagna “pensata scientificamente e cristianamente sofferta”.
In questi anni il fine della propaganda è persuadere gli elettori con una comunicazione ideologi cadi forte impatto, infatti anche la propaganda della sinistra è costruita sulla contrapposizione tra bene e male, sfruttatori e sfruttati, onesti e disonesti.
Il Fronte democratico popolare non ricerca lo shock ed è convinto che il compito della propaganda non sia colpire i destinatari, ma fornirgli elementi per una crescita politica e culturale.
La propaganda elementare non agisce sulla ragione, ma direttamente sul sentimento e questa distinzione fra propaganda emotiva e gridata che può solo suscitare un’adesione effimera e propaganda logica e ragionata che promuove una crescita nella consapevolezza dei destinatari, confluisce nel secondo dopoguerra nella cultura della sinistra italiana.
L’emotività e l’irrazionalità su cui farà leva la propaganda dei Comitati civici e della Dc sono ritenute dalla sinistra caratteristiche adatte ad un’organizzazione di tipo religiosa, mentre la propaganda di un’organizzazione politica si deve basare sul ragionamento e sulla razionalità.
Per alcuni anni la comunicazione della sinistra è segnata dall’intento pedagogico-illustrativo dove prevaleva un visione di tipo moralistico del padrone rappresentato come ricco e il proletario rappresentato come povero; la satira anziché colpire deve rappresentare la realtà.
Questa visione della propaganda è supportata da alcune avanguardie artistiche che contrappongono all’illustrazione popolare dei Comitati civici e della Dc discendenti dall’iconografia del fascismo, le fotografie i fotomontaggi e lunghi testi esplicativi perché la parola è considerata il principale strumento di comunicazione della politica; la parola non si deve contrarre in slogan o parole d’ordine, ma deve sviluppare ragionamenti articolati ed esaustivi che possano conquistare la ragione e la coscienza degli elettori e quest’uso della parola differisce da quello che ne fecero durante il fascismo dove il lessico doveva essere banalizzato ed erano evitate complicanze nella comunicazione.
Quindi persuadere con l’emotività o il ragionamento sono due strategie opposte, ma rappresentano una comunicazione politica che nei primi anni del dopoguerra cerca di persuadere l’elettore o con la violenza delle immagini o con la forza delle argomentazioni.
La politica non comunica per sedurre ma per obbligare e non per convincere, ma per costringere.

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