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Hume - La differenza tra invenzione e credenza

Hume si preoccupa di spiegare la differenza tra l’invenzione e la credenza. L’immaginazione dell’uomo ha un potere illimitato di mescolare e comporre le idee e può inventare un seguito di avvenimenti. La credenza è invece una più viva, più intensa e più stabile concezione di un oggetto, di quella che l’immaginazione da sola sia mai in grado di conseguire.

L’immaginazione possiede il controllo su tutte le sue idee, ma poiché è impossibile che essa possa mai, da sola, raggiungere la credenza, è evidente che la credenza non consiste nella natura o nell’ordine propri delle idee, ma nella maniera in cui le idee sono sentite da parte della mente. La credenza conferisce alle idee maggior peso ed efficacia, le rafforza nella mente.
 
Se udiamo la voce di una persona dalla stanza vicina, tale impressione stabile ci porta subito a pensare alla persona e a tutti gli oggetti che la circondano. Queste idee afferrano la nostra mente in modo più saldo che non le idee di un castello incantato. Il sentimento di credenza è un modo più intenso e stabile di concepire le finzioni dell’immaginazione.

I tre principi di associazione (rassomiglianza, contiguità e causazione) sono i legami che stringono insieme i pensieri. Con il ritratto di un amico assente, la nostra idea di lui acquista rilievo in forza della rassomiglianza, e ogni passione causata da quell’idea acquista nuova forza. Se il ritratto non fosse rassomigliante all’amico, non indirizzerebbe mai a lui il nostro pensiero.

Se il ritratto fosse assente, la mente sentirebbe la sua idea più indebolita. La distanza, infatti, diminuisce la forza di ogni idea. Quando sono a pochi passi da casa, qualunque ogni cosa che ha relazione con essa mi tocca più da vicino di quando ne sono distante, sebbene anche a questa distanza il riflettere sull’ambiente produca un’idea di esso.

In questi fenomeni, la credenza dell’oggetto è sempre presupposta, altrimenti la relazione non avrebbe effetto. L’influsso del ritratto suppone che noi crediamo che l’amico sia esistito. La contiguità a casa non può mai eccitare le nostre idee di essa se non crediamo che essa esiste.

La consuetudine è dunque quel principio necessario alla sussistenza della specie. Se la presenza di un oggetto non eccitasse istantantaneamente l’idea degli oggetti solitamente congiunti con esso, tutta la nostra conoscenza dovrebbe limitarsi alla ristretta sfera della memoria e dei sensi.
di Domenico Valenza
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