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Hume - L'idea di connessione necessaria

Il vantaggio delle scienze matematiche sulle scienze morali è che le idee delle prime, essendo bene avvertibili, sono sempre chiare e determinate: un ovale non viene mai scambiato per un cerchio. Ma i più delicati sentimenti della mente ci sfuggono facilmente.

Qualcuno potrebbe tuttavia affermare che i loro vantaggi e i loro svantaggi si compensano a vicenda. le idee della geometria sono chiare e determinate, la mente deve però fare una catena di ragionamento. D’altra parte, se le idee morali tendono a cadere nell’oscurità e nella confusione, le conclusioni sono sempre molto più brevi in queste ricerche.
Poiché la filosofia morale ha finora conseguito un minore progresso della geometria o della fisica, possiamo concludere che le sue ricerche richiedono una diligenza ed una capacità superiori.
In metafisica, le idee più oscure e incerte sono quelle di potere, forza o connessione necessaria. Quando guardiamo gli oggetti, non riusciamo mai a scoprire una connessione necessaria: dal primo apparire di un oggetto, non possiamo sapere quale effetto ne risulterà. La scena dello universo cambia continuamente; ma la forza che muove l’intera macchina resta a noi nascosta.
Poiché gli oggetti esterni non ci danno un’idea del potere o della connessione necessaria, Hume vuole osservare se quest’idea derivi dalla riflessioni sulle operazioni della nostra mente. In ogni istante noi siamo coscienti del potere interno, il movimento del corpo segue al comando della volontà. Ma in quanto ai mezzi con cui si verifica, siamo lontani dall’esserne coscienti.
Hume ne spiega le ragioni. Anzitutto, l’unione tra spirito e corpo è il principio più misterioso che c’è in natura. Inoltre, noi non siamo in grado di muovere gli organi del corpo con la stessa autorità. La volontà influisce sulla lingua e sulle dita, ma non sul cuore. Un uomo, colpito da paralisi alle gambe, tenta dapprima di muoverle. Noi apprendiamo l’influsso della volontà solo dall’esperienza.
Infine, noi impariamo dall’anatomia che l’oggetto del potere nel movimento volontario non è il membro che viene mosso, ma certi muscoli. La mente vuole un certo evento, questo evento ne produce un altro sconosciuto finché alla fine, attraverso una successione, si ha l’effetto desiderato.
A questo punto, diremo che tale potere è nella nostra mente quando, con comando della volontà, suscitiamo una nuova idea. Hume risponde con tre argomenti. Anzitutto, quando conosciamo un potere, conosciamo nella causa la precisa circostanza per cui produce l’effetto. Ma noi non possiamo pretendere di conoscere pienamente la natura dello spirito umano e di un’idea.
Inoltre, il controllo della mente su se stessa è limitato, al pari di quello che essa esercita sul corpo.
Infine, questo controllo su noi stessi è molto diverso in tempi diversi. Un uomo sano ne ha di più di uno ammalato. Noi siamo più padroni dei nostri pensieri al mattino che alla sera.
Gli uomini in genere non hanno difficoltà nel rendere conto delle più comuni operazioni della natura, quali la caduta dei corpi gravi, il crescere delle piante. Essi acquistano, con l’abitudine, un’inclinazione della mente, tale che all’apparire della causa aspettano con sicurezza l’effetto. E’ solo di fronte a fenomeni straordinari che non riescono a determinare una causa appropriata.
Molti filosofi, in tali occasioni , pensano di essere obbligati dalla ragione a far ricorso al principio del popolo. Anziché dire che una palla da biliardo ne muove un’altra in base ad una forza che deriva dall’autore della natura, essi dicono che è la Divinità stessa a muovere la seconda palla con una particolare volizione. Secondo questi filosofi, ogni cosa è piena di Dio. Non contenti del principio che nulla esiste senza la sua volontà, essi spogliano la natura e le creature d’ogni potere.
Secondo Hume, questa teoria dell’energia e dell’operare universale dell’Essere supremo è troppo ardita per convincere un uomo. Il nostro filo è troppo corto per misurare la profondità di questi abissi. Secondo. Noi ignoriamo il modo in cui i corpi operano sugli altri, ma ignoriamo anche la forza con cui una mente, anche la mente suprema, opera sia su stessa che sul corpo. Tutto quel che sappiamo è la nostra profonda ignoranza in entrambi i casi.
di Domenico Valenza
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