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La formazione di Stati nazionali in Italia e in Germania – Hagen Schulze


L’Europa centrale costituiva un elemento di separazione tra le grandi potenze, ponendo una certa distanza tra loro e impedendo così collisioni dirette. In tempo di pace quest’area rappresentava un bastione diplomatico, in caso di guerra era il teatro dello scontro. Inoltre serviva a evitare una concentrazione di potere nel cuore dell’Europa. Per questo motivo l’autonomia dei vari stati tedeschi e italiani valeva agli occhi dei loro vicini europei come garanzia di libertà per il continente, nonché dell’equilibrio tra gli Stati.

La via tedesca e quella italiana alla realizzazione di uno Stato nazionale furono strettamente legate tra loro: basta dare un’occhiata alle date di inizio e di conclusione dei processi per rendersene conto. Sia in Germania che in Italia il ceto sociale alla testa del movimento era costituito da una elite di nobili e di borghesi possidenti e colti. Tali ceti borghesi portatori dell’idea di Stato nazionale erano anche formati in misura considerevole da notabili, per i quali lo Stato nazionale non doveva costruire in primo luogo un’area economica nazionale.

In Germania come in Italia quell’eterogenea mescolanza di piccola nobiltà, professori, impiegati nonché borghesi agiati fu spinta a richiedere la creazione di uno Stato nazionale da fattori di carattere eminentemente politico. Per uscire da questa situazione di perdita delle regole politiche, di allentamento dei tradizionali vincoli di lealtà, c’era bisogno di uno Stato nazionale, le cui istituzioni fossero sufficientemente solide e durature da proteggere nel tempo le conquiste del liberalismo.

Le somiglianze tra la situazione tedesca e quella italiana non finiscono qui; in entrambi i casi la potenza moderna si trovava nella parte settentrionale della nazione, alla quale apparteneva solo parzialmente. In tutte e due le situazioni ci fu un uomo politico di stampo bonapartista che non temette di fare appello alle passioni delle masse per raggiungere il proprio obiettivo di unità, infine vi era il legame tra quest’uomo politico e il movimento nazionale liberale.

Certo anche le differenze non sono di poco conto. Da un lato vi era lo stato piccolo-tedesco, con un’industria relativamente molto avanzata, dall’altro un’Italia ancora basata in larghissima misura su un’economia agraria. D’altro canto, l’elite liberale italiana, artefice dello Stato nazionale, si orientò incondizionatamente verso i modelli costituzionali francese e inglese. Diverso era il caso della Germania, che aveva definito l’identità del nuovo Stato nazionale in netta opposizione all’occidente ed ai suoi valori.

Tratto da STORIA DEL MONDO CONTEMPORANEO di Domenico Valenza
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