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1959-60: Federazioni di Categoria e l'INTERSIND

Alla fine degli anni '50, il tema centrale delle relazioni industriali fu la polemica fra le Federazioni di categoria e le segreterie confederali.
In particolare le Federazioni dei lavoratori metalmeccanici delle tre confederazioni manifestarono convergenza nelle lotte e un atteggiamento insofferente verso la subordinazione del sindacato ai partiti.
Assunse un ruolo importante la Federazione aderente alla CISL, la FIM ed in particolare il segretario di Brescia, Castrezzati, insofferente nei confronti dei moduli del solidarismo cattolico.
Castrezzati faceva parte di una nuova generazione di sindacalisti che sosteneva l'unità delle organizzazioni sindacali nella lotta e il superamento delle divergenze ideologiche.

Questo trovò conferma negli scioperi organizzati nell'aprile-maggio del '59 per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici proclamati di concerto dalla FIOM, FIM e UlLM, determinando la convergenza fra le tre confederazioni (che proclamarono assieme uno sciopero nel giugno '59). La vertenza sindacale ebbe un discreto successo: si ottennero aumenti salariali oltre il 5%, differenziati fra lavoratori e lavoratrici in modo da avvicinare i salari di queste ultime a quelli dei primi.

Si trattava di un primo segnale di disgelo che partiva dalle Federazioni, al quale seguì la riapertura della vertenza del settore elettromeccanico mediante un accordo nel giugno '60 tra FIOM, FIM e UILM: era un'importante innovazione nelle relazioni industriali sia perché affermava che potesse essere riaperta una questione chiusa in precedenza da un contratto nazionale di categoria, sia perché profilava l'esistenza di un terzo livello di contrattazione oltre a quello generale di categoria e quello aziendale (che gli industriali rifiutavano).
Nel corso della vertenza FIM, FIOM e UILM organizzarono molti scioperi, fra cui uno nazionale il 19 settembre '60, che si conclusero con un primo grosso successo il 10 dicembre del '60 quando l'INTERSIND (il sindacato datoriale delle aziende IRI) firmò col sindacato un accordo separato rompendo per la prima volta il fronte padronale. Questa era un'altra novità nelle RI: le aziende dell'IRI dopo l'uscita dalla CGII avevano mantenuto una linea coerente con la politica del restante fronte padronale, con questo accordo, invece, si apre la possibilità di una nuova dialettica sindacale.

Va tenuto presente che era tornato alla presidenza del Consiglio Fanfani col governo definito delle "convergenze parallele" (per il fatto che al momento del voto di fiducia i monarchici e i socialisti si erano astenuti) dopo le tensioni legate all'esperimento del governo Tambroni e c'era, per questo, la volontà di favorire una distensione sociale: le pressioni governative per la chiusura della vertenza vanno lette in questo senso.

di Cristina De Lillo
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