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Suicidio e reperti anatomo-patologici


Le modalità di più frequente attuazione sono: la precipitazione, l’avvelenamento, i colpi d’arma da fuoco, l’impiccamento, lo scannamento, il dissanguamento, l’annegamento, l’arrotamento, l’asfissia, le ustioni, ecc…
Quando la morte è dovuta a colpi d’arma da fuoco la direzione del proiettile può essere importante ai fini della diagnosi medico legale, poiché se si tratta di un destrimane che abbia impugnato l’arma con la mano destra e che si sia sparato alle tempie, il colpo sarà diretto generalmente dal basso verso l’altro e interesserà la regione temporo-parietale destra.
L’esame della mano consentirà di evidenziare i segni di affumicatura del dorso, dell’indice e del medio della mano che ha impugnato l’arma o nel caso di polveri infumi si scorgeranno quelle piccole lacerazioni tra pollice e indice, dovute al rinculo dell’arma.
La posizione dell’arma rispetto al cadavere può essere indicativa, poiché nel suicidio viene trovata nelle vicinanze del corpo.
Perciò che riguarda l’annegamento, sul corpo del cadavere si riscontrano più o meno complicati sistemi di legatura.
Occorre valutare allora, se il soggetto era capace di confezionare da solo quelli nuovi, oppure se l’autolegatura fosse possibile.
Tipici del suicidio possono essere nelle ferite d’arma da taglio: il parallelismo a serie delle lesioni e la concentrazione delle stesse su una stessa sede (solitamente si verificano diversi tentativi di ferimento che precedono la lesione mortale).

Tratto da MEDICINA LEGALE di Stefano Civitelli
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